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Politiche, città, innovazione. Programmi regionali tra retoriche e cambiamento

Politiche, città e innovazione. Programmi regionali tra retoriche e cambiamento, a cura di, Roma, Donzelli, 2009

A cavallo dello scorso decennio, le politiche pubbliche territoriali delle regioni hanno affrontato una sfida politica e cuturale in parte proveniente dall’esterno, in parte dovuta alla maturazione di sperimentazioni precedenti.

copertina donzelli

In questi anni sono cambiati sia le tendenze globali che i riferimenti macroeconomici; e di conseguenza, i presupposti dei programmi che erano stati elaborati all’inizio del secolo sono rapidamente invecchiati. Più in generale, sono venuti meno i presupposti «cognitivi» delle politiche, i convincimenti, le aspettative, le descrizioni pertinenti sui quali riposavano obiettivi e programmi. Le trasformazioni sono state così profonde, che perfino le rappresentazioni organizzative e geografiche dei territori regionali hanno perso l’antica spinta propulsiva: le pur radicate metafore del distretto, della città fabbrica, della campagna urbanizzata, risultano oggi inoperose.

Al tempo stesso, la scorsa stagione di programmazione ha avviato sperimentazioni promettenti; sono stati messi in atto dispositivi di integrazione tra settori diversi; la territorializzazione delle politiche è stata messa quasi dappertutto in agenda; la progressiva attuazione delle misure ha posto la mano e parzialmente corretto le indicazioni di programma.

Come hanno dunque reagito le regioni, come sono evoluti i programmi territoriali in Italia in questo nuovo decennio? Sebbene sia ancora presto per valutare gli esiti materiali, si possono misurare almeno gli «slittamenti» nelle rappresentazioni programmatiche. Questo volume esamina dunque come il territorio sia stato assunto e tematizzato nel discorso delle politiche, in particolare nei programmi predisposti per le città e l’innovazione tecnologica; e ne verifica la consistenza e stabilità nei discorsi programmatici, nonchè la coerenza con l’obiettivo espresso della competitività. Un approccio discorsivo che puo’ disegnare solo in parte scenari alternativi; ma che consente di individuare problemi e priorità del ciclo di programmazione in corso.

La prima parte argomenta l’esaurimento delle tradizionali visioni dello sviluppo e dei modi di territorializzarlo, e una serie di spunti critici. Uno di questi riguarda le città e le aree metropolitane, che vengono esaminate in una specie di «atlante» tematico elaborato sui dati censuari comunali. La forma, struttura e peculiarità dell’armatura metropolitana influenzano le decisioni di politica urbana e di innovazione. Da questi due punti di vista vengono offerti degli approfondimenti critici, e una serrata revisione delle premesse concettuali e degli esiti operativi.

La seconda parte del volume contiene i quattro casi studio relativi a regioni del Centro-nord (Piemonte, Veneto, Toscana e Lazio). A valle di un medesimo quadro ispirativo e di regole operative uniformi, gli elementi cruciali della programmazione nei quattro casi (perimetri, priorità, concentrazione, integrazione, innovazione) sono risultati ampiamente differenziati e, soprattutto, sono evoluti in modo diverso.

Oggi, la transizione insediativa e produttiva delle regioni sembrerebbe richiedere un’ulteriore revisione delle immagini guida. Il tema del Piemonte non è più la difesa o il superamento della Fiat, come non è più la difesa o il superamento del distretto il tema del Veneto o della Toscana.

La ricerca segnala che non sono ancora disponibili scenari territoriali adeguati alla nuove condizioni di programmazione. Sono pero’ piu’ chiari i requisiti. Servono rappresentazioni territoriali sufficientemente pertinenti per dare un quadro d’ancoraggio alle scelte; e, al tempo stesso, selettive quanto basta per non disperdere gli investimenti. Ancora molto resta da fare. Le esperienze di territorializzazione sono state limitate; e anche l’integrazione degli interventi ha incontrato dei limiti. Ma per altri versi, le esperienze esaminate dai saggi compresi nel volume sono positive. Il riconoscimento delle differenze e la mobilitazione dei territori siano divenuti un patrimonio comune, possono essere considerati un lascito durevole dell’epoca appena trascorsa.

Marco Cremaschi insegna Politiche urbane presso il Dipartimento di Studi urbani dell’Università degli Studi Roma Tre. E’ autore, tra l’altro, di L’Europa delle città. Accessibilità, partnership e policentrismo nelle politiche comunitarie per il territorio (Firenze 2005); e di Tracce di quartiere, il legame sociale nella città che cambia (a cura di, Milano 2008).

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