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Scenari abitativi per Jesi

Scenari abitativi per Jesi 2005

Tipologia comuniIl dimensionamento del piano di Jesi non dipende esclusivamente da un calcolo, ma da una valutazione politica dello scenario evolutivo congruente al comune. Questa scelta si sorregge però su una valutazione attenta dei processi in corso e degli obiettivi da perseguire.

Questa relazione espone quindi gli elementi utili a procedere ad una analisi sistematica e rigorosa dei fenomeni osservati, degli indicatori disponibili, degli scenari possibili. L’analisi qui condotta tiene naturalmente conto delle prime elaborazioni del ‘piano idea’, del piano strategico, nonché delle analisi e degli indicazioni raccolte negli incontri preparatori.

Inoltre, in questa riflessione vengono prese in esame le alternative possibili per le politiche pubbliche del comune, con particolare riguardo alla edilizia sociale. Da questo punto di vista, una particolare attenzione andrà posta al comportamento dei soggetti del mercato, della promozione e della produzione edilizia in particolare. Un ruolo significativo va inoltre attribuito agli attori presenti nella mediazione tra domanda e offerta, in particolare a quelli attivi nei confronti della domanda debole. I principali risultati sono i seguenti:

  • la consistenza abitativa del comune e dell’area di Jesi è robusta e –sulla carta- più che adeguata ai fabbisogni esistenti e futuri dell’area;
  • la spiegazione delle consistenti variazioni edilizie e tensioni abitative si spiega soprattutto per la presente di sub mercati (alta gamma, turismo, investimento…) retti da logiche patrimoniali e finanziarie quasi indipendenti;
  • le dinamiche demografiche conducono ad una crescente dispersione abitativa nel bacino comprensoriale, favorite anche dalla ricerca di modelli abitativi suburbani;
  • una serie di condizioni normative, fiscali e finanziarie e rende difficile l’affitto o l’uso del patrimonio edilizio;
  • la riduzione netta dell’Edilizia residenziale pubblica lascia scoperta la domanda non solvibile che non può comunque trovare accesso al patrimonio disponibile.

Difficilmente in questo contesto un incremento della produzione edilizia può risolvere tutti i problemi legati all’uso, all’accesso, alla mobilità abitativa. D’altra parte, neanche le tradizionali politiche pubbliche della casa, che dipendono da un quadro nazionale piuttosto incerto, sembrano riproponibili nel breve periodo. Sembra, in definitiva, necessario procedere alla sperimentazione di interventi innovativi su diversi aspetti di promozione, mediazione e uso del patrimonio esistente e nuovo.

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Il dimensionamento del piano di Jesi non dipende esclusivamente da un calcolo, ma da una valutazione politica dello scenario evolutivo congruente al comune. Questa scelta si sorregge però su una valutazione attenta dei processi in corso e degli obiettivi da perseguire.

Questa relazione espone quindi gli elementi utili a procedere ad una analisi sistematica e rigorosa dei fenomeni osservati, degli indicatori disponibili, degli scenari possibili. L’analisi qui condotta tiene naturalmente conto delle prime elaborazioni del ‘piano idea’, del piano strategico, nonché delle analisi e degli indicazioni raccolte negli incontri preparatori.

Inoltre, in questa riflessione vengono prese in esame le alternative possibili per le politiche pubbliche del comune, con particolare riguardo alla edilizia sociale. Da questo punto di vista, una particolare attenzione andrà posta al comportamento dei soggetti del mercato, della promozione e della produzione edilizia in particolare. Un ruolo significativo va inoltre attribuito agli attori presenti nella mediazione tra domanda e offerta, in particolare a quelli attivi nei confronti della domanda debole. I principali risultati sono i seguenti:

  • la consistenza abitativa del comune e dell’area di Jesi è robusta e –sulla carta- più che adeguata ai fabbisogni esistenti e futuri dell’area;

  • la spiegazione delle consistenti variazioni edilizie e tensioni abitative si spiega soprattutto per la presente di sub mercati (alta gamma, turismo, investimento…) retti da logiche patrimoniali e finanziarie quasi indipendenti;

  • le dinamiche demografiche conducono ad una crescente dispersione abitativa nel bacino comprensoriale, favorite anche dalla ricerca di modelli abitativi suburbani;

  • una serie di condizioni normative, fiscali e finanziarie e rende difficile l’affitto o l’uso del patrimonio edilizio;

  • la riduzione netta dell’Edilizia residenziale pubblica lascia scoperta la domanda non solvibile che non può comunque trovare accesso al patrimonio disponibile.

Difficilmente in questo contesto un incremento della produzione edilizia può risolvere tutti i problemi legati all’uso, all’accesso, alla mobilità abitativa. D’altra parte, neanche le tradizionali politiche pubbliche della casa, che dipendono da un quadro nazionale piuttosto incerto, sembrano riproponibili nel breve periodo. Sembra, in definitiva, necessario procedere alla sperimentazione di interventi innovativi su diversi aspetti di promozione, mediazione e uso del patrimonio esistente e nuovo.

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