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Dinamiche dei territori e questione abitativa

“Piattaforme territoriali e scenari abitativi”, in A. Clementi, a cura di,
Reti e territori al futuro. materiali per una visione,
Roma, Società italiana degli urbanisti,
rapporto per Dicoter, Ministero delle Infrastrutture, 2007.

Sembra convinzione diffusa che occorra tornare a pensare a delle politiche pubbliche per la casa SIU MIT 2006 (1). Sarebbe però per lo meno sorprendente ripartire dallo stesso punto a

Scenari abitativi 1991-2001

Scenari abitativi 1991-2001

distanza di trenta anni dall’ultima occasione di pubblico dibattito sul tema. Si ricorderà che allora – sulla fine degli anni ’70- un intenso confronto politico e sociali si concluse in un ciclo di produzione legislativa, e di conseguente politiche, con alcune caratteristiche forti: sostenere la produzione di alloggi pubblici in particolare nelle aree metropolitane, ad alta tensione abitativa; promuovere il recupero edilizio e la riqualificazione urbana; moderare il livello degli affitti e regolare le diverse fattispecie dei rapporti locativi, nonché degli sfratti.

A questa stagione ha fatto seguito, in modo un po’ surrettizio e privo di grande coinvolgimento riflessivo, un periodo di progressiva e inarrestabile liberalizzazione, privatizzazione e decentralizzazione della gestione del mercato, della promozione, dei conflitti abitativi.

Alla fine di questo secondo periodo, i presupposti delle politiche abitative sono fortemente cambiati. Il rinnovo urbano è avviato con forza, e si pone casomai un problema di calmierarne gli eccessi e le conseguenze negative; è anche possibile che, sull’onda delle difficoltà di accesso, si torni a produrre alloggi con il sostegno pubblico; infine, è completata la de-regolazione delle locazioni senza che questo abbia prodotto esiti positivi sulla funzionalità dei mercati e sul livello dei prezzi.

Nel frattempo sono cambiati il senso, la geografia e l’arena politica dell’abitare. In particolare, è mutata la posizione delle aree metropolitane: da luogo della emergenza abitativa, a luogo della globalizzazione della riqualificazione urbana, con una conseguente estroflessione di abitanti e investimenti immobiliari. In sostanza, in questi anni abbiamo assistito ad un processo di filtering non solo delle abitazioni, di interi segmenti di mercato.

L’ipotesi della globalizzazione della riqualificazione urbana implica l’elevazione dei segmenti centrali delle aree urbane a componenti di in circuito globale, dove la funzione residenziale è equifungibile ad altre utilizzazioni (terziarie, turistiche, transitorie) secondo logiche finanziarie. Di conseguenza, la diffusione abitativa è generata contemporaneamente da processi di espulsione della popolazione più fragile economicamente, e di messa in valore delle proprietà che si sono rivalutate. Queste popolazioni lasciano il cuore metropolitano e costruiscono nuovi insediamenti riusando le infrastrutture abitative rurali (la città diffusa), turistiche (la riurbanizzazione delle coste), perturbane (centri minori e borgate).

La diffusione abitativa porta a combinazioni insediative molto differenti nelle diverse aree urbane. Dal punto di vista dalla riflessione sulle nuove forme di territorialità, questa riflessione indica soprattutto tre questioni: la prima riguarda la diffusione residenziale, che investe un intorno metropolitano vasto e mescola i riferimenti territoriali dei territori di snodo; una seconda questione riguarda invece l’incrocio tra dinamiche abitative e occupazionali, che suggerisce la formazione di territori in crescita o in difficoltà; infine, un ultimo problema riguarda la dimensione sociale –il problema della povertà abitativa- che si profila nella ridefinizione della geografia metropolitana, e che trovo un rispecchiamento molto deficitario nelle politiche pubbliche.

1 Di Marco Cremaschi, Anna Paola Di Risio, Giulia Longo e di Silvia Lucciarini, del Dipartimento di Studi Urbani, Università degli Studi Roma Tre, salvo Longo del Dottorato del Diap al Politecnico di Milano. Questo saggio è parte del lavoro in corso per la ricerca Beni comuni locali e coesione sociale: la territorializzazione delle politiche abitative”, unità locale del Prin coordinato da Sandro Balducci del Diap. Ancorché frutto di un lavoro collettivo, introduzione, primo e ultimo par. sono di M. Cremaschi, il secondo e il quinto sono di G. Longo, il terzo è di S. Lucciarini, il quarto è di A. P. Di Risio.

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