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Folla

La civiltà dei superluoghi, catalogo della mostra di Bologna

La “folla era la città”, scriveva L. Chevalier dei tempi in cui la densità umana era alta, omogeneamente alta. La folla è un dinosauro concettuale che appartiene all’archeologia della città, con una storia istruttiva, ma esaurita.

L’interesse di fine secolo era diretto ad alcuni aspetti, la folla criminale, la suggestionabilità delle masse, che sono oggi diversamente trattati –con presupposti, ambiti e finalità diverse- da rami ormai distinti della ricerca politica e sociale. L’eccezionalità del termine e del periodo era di congiungere storia, psicologia e politica nell’analisi del comportamento sociale.
Oggi i controversi luoghi della città del consumo postmoderno ospitano altre forme di incontri e assembramento. Diremmo oggi, le folle sono condizione della vita associata, un tempo urbana ora planetaria. Ma gli incontri stanno al pubblico come dr. Jekill e mr. Hide: solo negli assembramenti materiali, infatti, il pubblico apprende la ‘simultaneità di emozioni’ che educa alla prossimità.
Alcuni luoghi, per esempio, i grandi boulevard, sono stati –almeno fino all’invenzione dell’auto- dispositivi urbani atti all’incontro: esponevano ceti diversi al reciproco sguardo, graffiando sia pur in superficie la distinzione di classe. Ma lo sviluppo urbano ha rassicurato i timori borghesi, prima svuotando il centro, poi diradando le periferie. Gli incontri in pubblico sono emigrati altrove, nel tempo e nello spazio.


I ‘superluoghi’ forniscono oggi il sedime per ‘appuntamenti’ sempre più specializzati, dove si celebra la scomparsa della folla ottocentesca e la sua sostituzione con ‘pubblici’ selezionati e specifici. Al tempo stesso, riproducono l’esperienza dell’assembramento che sembrava scomparsa. Trovarsi in un gruppo che condivide un’emozione è raro; si presenta quando assistiamo a eventi (la finale del mondiale, il crollo delle torri, un grande concerto…) che sincronizzano i sentimenti di un pubblico esteso.
Gli operatori commerciali ben avvertiti cercano di riprodurre questi caratteri negli spazi commerciali. Si può osservare la “fearful simmetry” con il processo storico di formazione delle città dal mercato medievale. Invece di generare una città pubblica, una folla e da lì il pubblico; il commercio si riprende il tutto, e privatizza lo spirito urbano.

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