Changing Places. Urbanity, Citizenship, and Ideology in the New European Neighbourhoods, a cura di M. Cremaschi e Frank Eckardt, Techne, Amsterdam 2011 (in print).
“Mafia e territorio, una priorità nazionale”, Urbanistica 142 (scritti di M. Cremaschi, M. Marino, D. De Leo, A. P. Di Risio), apr.-giu. 2010.
L’Atlante raffigura attraverso mappe, carte tematiche, schemi interpretativi e testi, lo stato del Lazio in una particolare congiuntura: il culmine del processo metropolitano che porta all’estremo la riorganizzazione delle relazioni tra parti di territorio e attività, e forse per la prima volta giunge a insidiare la tradizionale prevalenza della capitale rispetto agli altri ambiti territoriali. Un Lazio metropolitano, dunque? Da un certo punto di vista, sicuramente sì, perché la diffusione metropolitana ha investito tutta la regione, alterando definitivamente i rapporti tra città e campagna, tra capitale e provincia, tra centri maggiori e minori. Inoltre, indica alcuni scenari di trasformazione della organizzazione territoriale. Gli scenari sono costruiti incrociando i diversi materiali di studio raccolti in precedenza: sovrapponendo le stratificazioni ambientali, gli schemi di assetto geografico, le dinamiche socio-economiche, si ottiene una griglia di possibilità dentro le quali si configurano insiemi di possibili politiche (Scarica testo).
Scritti e contributi di: S. Annunziata, F. Benelli, L. Cammarota, S. Cataldo, B. Chiarelli, M. Cremaschi, A. P. Di Risio, P. Elisei, L. Giecillo, S. Lucciarini, S. Sampaolo, G. Terzi. Interventi di W. Barberis, M. Cremaschi, A. Filpa, G. Ferraro, P. Elisei, S. Ombuen, A. L. Palazzo, S. Sampaolo.
A cavallo dello scorso decennio, le politiche pubbliche territoriali delle regioni hanno affrontato una sfida politica e cuturale in parte proveniente dall’esterno, in parte dovuta alla maturazione di sperimentazioni precedenti. In questi anni sono cambiati sia le tendenze globali che i riferimenti macroeconomici; e di conseguenza, i presupposti dei programmi che erano stati elaborati all’inizio del secolo sono rapidamente invecchiati. Più in generale, sono venuti meno i presupposti «cognitivi» delle politiche, i convincimenti, le aspettative, le descrizioni pertinenti sui quali riposavano obiettivi e programmi. Le trasformazioni sono state così profonde, che perfino le rappresentazioni organizzative e geografiche dei territori regionali hanno perso l’antica spinta propulsiva (Scarica qui il testo: Politiche).
“Legalità debole, criminalità e periferie”, a cura di, in Territorio, 49, 2009.
Questa raccolta riporta le riflessioni esposte nella seconda parte del convegno internazionale “Periferie e questione sociale. Verso nuove politiche?”, Roma, 30 nov. 2007, in cui sono state affrontate le condizioni delle periferie della città del mezzogiorno, e in particolare il rapporto ‘perverso’ tra legalità debole e capitale sociale. La ricerca delle ‘anomalie’ nelle pratiche di trasformazione del territorio ha una lunga tradizione, in particolare le condizioni delle periferie della città del mezzogiorno e, in particolare, il rapporto ‘perverso’ tra legalità debole e capitale sociale. Nell’enfasi sulla sicurezza individuale, si scorda sovente la specifica presenza della criminalità organizzata nel nostro paese, in alcune regioni e città in modo particolare. E l’onere che la ‘legalità debole’ e il disordine istituzionale (Donolo 2001) impongono sui percorsi di sviluppo locale. Alcuni aspetti tipici del ‘disordine’ -istituzionale, sociale e urbanistico- delle città del mezzogiorno offrono infatti spunti importanti per lo studio delle pratiche sociali. In particolare, ne evidenziano gli effetti controintuitivi: il più critico, è l’attivazione del ‘capitale’ sociale da parte di pratiche che conducono ad esiti perversi, come i circuiti economici illegali, gli investimenti della criminalità organizzata e la loro frequente intersezione con lo sviluppo immobiliare. Scritti di: M. Cremaschi, M. Peraldi, I. Sales, M. Bagaglini, D. De Leo (Scarica il testo).
“La nuova questione urbana”, in Territorio, 46, 2008.
La raccolta riporta le riflessioni esposte nel convegno svolto presso presso l’Aula Magna dell’Università Roma Tre promosso dal Dipartimento di Studi Urbani in collaborazione con l’Ufficio culturale dell’Ambasciata di Francia nell’ambito della manifestazione “Uni(di)versité. Quali progetti per le città?”, Roma, 30 novembre 2007. La riflessione era a sua volta originato dal coinvolgimento di alcuni studiosi sulla interpretazione della difficile svolta delle politiche sociali e urbane. Mentre il convegno era in corso, giungevano notizie dell’ennesimo scontro nelle periferie francesi. Il richiamo amaro apparirebbe rituale se non fosse che, non molto tempo prima, in occasione della precedente rivolta, l’alllora presidente del Consiglio dei Ministri espresse il timore che questi conflitti fossero destinati a manifestarsi anche in Italia. Anzi, i giornali ripresero dal film La haine di Kassovitz l’immagine di una società in caduta libera e l’ammonimento che -“prima o poi”- anche da noi dovesse accadere lo stesso. Tutto ciò -in premessa al convengo e a questi interventi- solleva due interrogativi un pò più generali: il primo, sul buon uso della Francia; il secondo, sull’eccesso di enfasi delle politiche. Scritti di: Marco Cremaschi, Università Roma Tre, Roma; Jacques Donzelot, Université de Paris-X Nanterre; Ota de Leonardis, Università di Milano-Bicocca; Antonio Tosi, Politecnico di Milano; Simone Ombuen, Università Roma Tre, Roma; de Maillard, Università di Rouen; Massimo Bricocoli, Politecnico di Milano (Scarica il testo).
Tracce di quartiere, il legame sociale nelle città che cambia, a cura di, Angeli, Milano, 2008.
La trasformazione dei quartieri in quattro grandi città: Roma, Milano, Torino e Napoli. I casi studio descrivono quattro situazioni esemplari: quartieri in via di gentrification, la cui popolazione si ricolloca o viene espulsa; vecchi quartieri pubblici, che invecchiano e resistono; le periferie dell’immigrazione, dove si concentrano nuove popolazioni povere ma dinamiche; i nuovi ‘borghi’ metropolitani dell’hinterland, in rapida e travolgente crescita (Scarica il testo).
Scritti di: Viviana Andriola, Sandra Annunziata, Daniele Ceccarelli, Daniela Ciaffi, Alessandro Coppola, Daniela De Leo, Marilisa Di Carlo, Viviana Fini, Giovanni Laino, Silvia Lucciarini, Alessandra Micoli, Christian Novak, Massimiliano Radini, Maria Teresa Sepe.
“Investire nelle città?” a cura di, Atti della conferenza “Città e Scenari Regionali, Le politiche urbane della prossima programmazione”, in Territorio, 38, 2006 (scarica il testo). 
Negli scenari, l’inviluppo di elementi di descrizione, interpretazione, intenzione assume il senso analogo alla narrazione di una possibile storia, dove si riconoscono ruoli, iniziative e un possibile sviluppo di azioni interdipendenti: in altra parola, un intreccio strategico. E la soggettività della narrazione, il carattere speculativo degli scenari, è anche l’elemento che mette in comunicazione rigore analitico e capacità visionaria, che mette in gioco l’“uso scientifico dell’immaginazione”. In questo senso, più cosa dicano gli scenari, la domanda vera riguarda per chi vengano scritti. Dal punto di vista della costruzione degli scenari, va ricordato il precedente negativo della debolezza delle rappresentazioni territoriali che hanno ispirato la programmazione trascorsa. Rappresentazioni ‘spesse’ del territorio, maturate nella crisi industriale, appaiono oggi -sia pur in misura diversa- usurate di fronte al ritmo veloce del decentramento e della terziarizzazione. Sembrerebbe allora naturale sollecitare uno sforzo di re-immaginazione della rappresentazione dei territori, che dovrà essere particolarmente incisivo per sostenere l’interfaccia tra dinamiche locali e globali.
Scritti di : Alessandro Balducci Politecnico Milano, Marco Cremaschi Universita’ Roma Tre, Claudia Ferrauto Universita’ Roma Tre, Marco Bellandi Universita’ Firenze, Silvia Maffii Tnt e Politecnico Milano, Marco Causi e Tiziana Cianflone Universita’ Roma Tre, Mimmo Moccia Universita’ di Napoli, Alberto Clementi Universita’ di Pescara.“Innovazione e competitività urbana nel Centro Nord”, a cura di, in Urbanistica, 130, 2006.
L’Italia è stata, nell’ultimo decennio, teatro del proliferare di numerose iniziative per la città e il territorio. I risultati non sono sempre stati esaltanti, anche se liquidare queste esperienze sarebbe ingeneroso. Soprattutto, non si coglierebbe il lascito aggregato della sequenza di iniziative ordinarie e straordinarie che investono da vent’anni le città, e che non possono essere valutate singolarmente. Infatti, l’insieme di infrastrutture, opere, tram, centri congressi, programmi di rinnovo complessivamente avviati è di tutto rispetto. Casomai ci sono problemi di coerenza e continuità, di bolle immobiliari, di incipiente gentrification, di conflitti di responsabilità tra centri. Insomma, non si può più discutere di città come se non avessimo una politica della città. E’ pur vero che non c’è un centro formale (ministero, assessorato, agenzia) come in altri paesi, ma forse non è tanto importante; invece, si è costituito un campo di programmi denso che fa non solo riconoscere una politica informale della città, rispetto allo scorso decennio, ma soprattutto definisce alcuni elementi nuovi al contorno (scarica il testo).
L’Europa delle città, Accessibilità, partnership e policentrismo nelle politiche comunitarie per il territorio, Alinea 2005. 
Le vicende territoriali dell’Europa comunitaria – spesso trascurate dalla stampa quotidiana- si sono sviluppate su più piani: dal disegno delle grandi infrastrutture, alle iniziative per lo sviluppo regionale, al sostegno alle politiche urbane, allo schema spaziale di organizzazione del territorio europeo. Temi, nozioni, esiti di queste vicende sono controversi, frammentati in un quadro informativo e interpretativo esteso e frammentato. Un filo rosso unisce i diversi ambiti: la sperimentazione di nuove forme di governance del territorio che si manifesta lentamente con il radicamento di questi tre principi, con il risultato indiretto di un lento ma progressivo cambiamento del modo di fare urbanistica e pianificazione (o meglio, sviluppo territoriale; anche i nomi cambiano). In definitiva, i numerosi aspetti dell’esperienza comunitaria influiscono (forse più delle riforme sempre rimandate) sulla costruzione di uno stile innovativo di governo comune ai tanti territori d’Europa (scarica il testo di L’Europa delle città).
Progetti di sviluppo territoriale, azioni integrate in Italia e in Europa, il Sole 24 ore, Milano, 2003.
Il governo del territorio è cambiato nello scorso decennio. Si sta delineando un quadro comune, uno schema innovativo che –a differenza della pianificazione tradizionale- interpreta il programma come un paniere di iniziative funzionalmente integrate, argomentate da un quadro di coerenze territoriali, sorrette da accordi flessibili ma vincolanti, con esiti non banali e -in linea di principio- valutabili e controllabili. Non si tratta di requisiti facili. Tuttavia è possibile incontrare tracce di queste innovazioni nelle politiche territoriali e urbane in Italia, laddove si sente più viva l’influenza degli esempi europei (scarica il testo).
Programmi integrati, Opportunità e vincoli, Donzelli, Roma, 2001.
Gli anni Novanta si presentano come un’epoca di “turbolenza riformista”. Oltre 1.600 azioni integrate sono in cantiere, per un investimento promesso di oltre 150 mila mld. Numeri elevati che segnalano un’inversione di tendenza e qualche problema. Con recenti sperimentazioni sono stati introdotti in Italia numerosi strumenti gestionali che spaziano tra dispositivi cogenti, best practices incitative, azioni concertate, city actions e progetti urbani, fino alle più vaghe agende locali. Con un passo indietro rispetto ai nuovi ma già incalliti specialismi di patti e contratti, si propone qui di riconsiderare gli interventi “integrati” nel loro insieme, senza troppe distinzioni: si fa riferimento dunque a diverse famiglie di programmi, gestite da attori istituzionali e non, con un ampio spettro di contenuto: interventi produttivi, a sostegno sociale o dell’occupazione, azioni infrastrutturali e ambientali… (scarica il testo).
Politiche territoriali e programmi europei, (a cura di), numero monografico di Archivio di Studi Urbani e Regionali, Milano, 75, 2002.
Gli anni Novanta costituiscono un momento di forte accelerazione delle politiche urbane e territoriali in Italia. Interventi “integrati” stanno invadendo tutti i campi della pianificazione, a scala urbana e territoriale, avvicinando contenuti e stili propri dei settori economico, edilizio e infrastrutturale. Programmi eterogenei insistono spesso sui medesimi ambiti territoriali. Lungi da rappresentare un’innovazione occasionale, i modelli di azione territoriale integrata appaiono come il terreno sul quale si stanno sperimentando un nuovo modello di azione pubblica, e nuove istituzioni territoriali (Scarica il testo).
Scritti di: Marco Cremaschi, Universita’ Roma Tre; Domenico Cersosimo, Alessandra Perri, Universita’ della Calabria; Luciano Vettoretto, Iuav; Liliana Baculo, Universita’ di Napoli; Cristina Bianchetti Poltecnico di Torino; Carla Tedesco, Iuav; Mimmo Moccia Universita’ di Napoli; Valeria Giannella Iuav; Enrico Nigris, Ecosfera.
Report on the state of planning, Inu-Ministero dei Lavori Pubblici, ott. 2002 (a cura di P. Properzi, autori vari, cura dell’edizione inglese).
Il periodo attorno agli anni ’90 è caratterizzato da avvenimenti, decisioni ed iniziative che modificano profondamente il rapporto tra le politiche comunitarie e lo spazio europeo.
“Esperienze in Europa”, numero monografico del Bollettino Urban del Ministero dei Lavori Pubblici, dic. 2001.
“Lettura critica della Conferenza Nazionale del Territorio”, Ministero dei Lavori Pubblici, Genova 8-9 febb. 2001, Urbanistica Dossier 50, suppl. Urbanistica Informazioni 184, Roma.
“Il Pic-Urban, sei casi di studio”, n° monografico di EuroPass Dossier, 22, genn. 2000.
“Città e grandi eventi” (a cura di), Dossier di Urbanistica Informazioni, 1998. 
Il Giubileo del secondo millennio dell’era cristiana è un evento particolare per il mondo e una tappa particolare per Roma, di cui sono fortemente temute le ricadute organizzative e funzionali sulla città, soprattutto in termini di ingorghi del traffico e saturazione dei servizi. Non sono ancora delineate del tutto le componenti del quadro previsionale, ma già appare tempo di riflettere –soprattutto in termini comparativi – su alcune delle caratteristiche generali delle strategie urbane a fronte dei grandi eventi.Ma nel giudizio sulle capacità di gestione andrebbe introdotto una dimensione di prospettiva. Non sempre l’accoppiamento di progetti urbani e di grandi eventi si è rivelato fertile.
a cura di Marco Cremaschi e Giorgio Piccinato Universita’ Roma Tre, scritti di Remy Prud’Homme Universite’ de Paris 12, Paolo Avarello Universita’ Roma Tre, Walter Siebel Carl von Ossietsky Universitaet Oldenburg, Lia Vasconcelos Universidade Nova de Lisboa, Jean-Paul Lacaze Epad, Oriol Nello Universitat Autonoma de Barcelona, Victor Perez Escolano Junta de Andalucia, Dieter Frick TU Berlin.Esperienza comune e progetto urbano, Angeli, Milano, 1994.
Il lavoro ricostruisce criticamente la circospetta distanza che urbanisti, architetti, progettisti hanno mantenuto nei confronti dell’esperienza comune. I prestiti occasionali dall’antropologia, la psicologia, la semiologia sono stati sovente ridotti a misure o standard sussidiari al progetto. L’attuale congiuntura urbanistica potrebbe aprire, in linea di principio, la possibilità di un dialogo più fecondo tra l’esperienza comune e un “progetto urbano” che si dichiara attento ai luoghi, agli orizzonti temporali brevi, alle logiche minute delle modificazioni. A sostegno di questo dialogo, il metro della socialità può sorreggere scelte progettuali finalizzate alla produzione di una città più “abitabile” (Scarica il testo di Esperienza comune e progetto urbano).
Strutture territoriali e questione abitativa, Angeli, Milano, 1994.
In Italia, accanto alle tradizionali condizioni di malessere abitativo (sovraffollamento, degrado edilizio, coabitazioni…), mai del tutto eliminate, sono emerse nuove condizioni di sofferenza abitativa, legate al deterioramento dell’ambiente urbano, al degrado delle periferie, alle carenze di infrastrutture e attrezzature urbane. Gli autori esaminano le vicende della evoluzione della struttura territoriale italiana, dei meccanismi del mercato immobiliare, dei processi di redistribuzione e riuso dello stock abitativo e dei comportamenti economici delle famiglie, arrivando ad individuare i fattori che sono all’origine della debolezza delle politiche abitative nel nostro paese.
A cura di Maurizio Coppo , Marco Cremaschi, scritti di Agata Bazzi, Paola Bitti, Antonia Boggia, Marina Marino, Emilia Rendich, Laura Trotta.
Esperienza urbana e progetto di città. Metodologia della pianificazione e indagine sociale sullo spazio,
Tesi per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca,
Roma-Venezia, 1990.
