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	<title>Trame urbane/Urban Plots &#187; Infrastrutture</title>
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	<description>Come cambiano città e politiche? How do cities and policies change? spunti dalla ricerca di Marco Cremaschi</description>
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		<title>La domanda di infrastrutture in Italia</title>
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		<comments>http://cremaschi.dipsu.it/scenari-e-trasformazioni-territoriali/la-domanda-di-infrastrutture-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scenari e trasformazioni territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblico privato]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo territoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>pubblicato in A. Clementi, a cura di, Infrastrutture e governo del territorio, Palombi, 1996</p>
<p>Il quadro delle riflessioni sulla domanda di infrastrutture in Italia è più disordinato e meno esteso di quanto sarebbe legittimo supporre: in realtà, è difficile ricostruire un quadro unitario per la frammentazione dei singoli passaggi.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In effetti, fasi procedurali apparentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>pubblicato in A. Clementi, a cura di, Infrastrutture e governo del territorio, Palombi, 1996</p>
<p>Il quadro delle riflessioni sulla domanda di infrastrutture in Italia è più disordinato e meno esteso di quanto sarebbe legittimo supporre: in realtà, è difficile ricostruire un quadro unitario per la frammentazione dei singoli passaggi.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In effetti, fasi procedurali apparentemente lineari non sono sempre in sequenza. L’ideazione, la deliberazione, la programmazione, la valutazione, il finanziamento e la realizzazione di opere pubbliche dipendono inoltre dal tipo di soggetto proponente (ente locale, stato, azienda pubblica, concessionaria&#8230;) e vanno quindi a finire in documenti e repertori con differente valore e differente probabilità di realizzazione.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">“Biografie” di opere pubbliche emblematiche, per esempio il Grande raccordo anulare (l’opera pubblica che a Roma ha assorbito il maggior volume di risorse (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></sup>)), mostrerebbero logiche e soggetti differenti che contribuiscono a rendere il campo infrastrutturale quanto mai articolato.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La programmazione degli interventi avviene infatti attraverso canali molteplici già a livello nazionale: piani di settore (per es., il Piano generale dei trasporti), programmi delle aziende concessionarie, spesso facenti parte delle partecipazioni statali (Eni, Enel e Telecom sono i soggetti delle decisioni sulle reti tecnologiche), leggi di spesa (di settore e annuali, come la Finanziaria), ecc.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Inoltre, gli enti locali partecipano con logiche e programmazione propria sia alla previsioni di opere e attrezzature (e del gioco di priorità di spesa, attraverso la rappresentanza in Parlamento) che alla realizzazione tramite le municipalizzate (decisive in settori come le reti di distribuzione del gas e dell’energia elettrica, del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, nonché di varie attrezzature economiche o di interscambio). Una situazione così frammentata che all’inizio del decennio la legge sulle Autonomie affida alle province un ruolo di coordinamento e programmazione della spesa per investimento, peraltro quasi del tutto inattuato.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In questa situazione, una mappa del campo decisionale sareppe quantomai opportuna. A puro titolo indicativo si propone un promemoria indicativo dei diversi “soggetti” presenti nel campo delle decisioni infrastrutturali e delle opere pubbliche.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La tavola è sicuramente lacunosa: compilarla sarebbe di per sé un compito di ricerca non indifferente per un buon cultore di diritto amministrativo. In effetti, proprio la delimitazione delle competenze tra soggetti pubblici e privati risulta l’aspetto più in movimento nella evoluzione recente dei sistemi amministrativi, sulla quale si concentra un forte sforzo di ricerca (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Seppure inadeguata la tavola indica l’articolazione del campo, la presenza di soggetti diversi, e soprattutto il profilo settoriale diverso dei differenti soggetti. Quest’ultimo aspetto fa sì che settori di infrastrutture versino in condizioni antitetiche per effetto della diversa titolarietà (acquedotti  e rete gas, per esempio; autostrade e ferrovie, ecc.).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Tavola 1</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>Promemoria dei soggetti delle decisioni infrastrutturali</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="450">
<col width="103"></col>
<col width="112"></col>
<col width="100"></col>
<col width="100"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Soggetto</em></span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Funzione prevalente</em></span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Settore</em></span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Modo di esercizio</em></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Ministeri Trasporti, Lavori Pubblici, 			Ambiente ecc.</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Programmazione e spesa</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Vari</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left">
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Enti, aziende, spa dello Stato: Anas, 			FS, ecc.</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Realizzazione di opere e gestione di 			servizi</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Opere civili, trasporti</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">A sovvenzione statale o tariffe; forti 			trasferimenti pubblici</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Imprese pubbliche: Eni (Agip, Snam e 			Italgas</span><sup><span style="font-size: x-small"><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></span></sup><span style="font-size: x-small">) 			Enel, Iri-Telecom, Autostrade&#8230;</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Concessionarie di funzioni strategiche 			(prospezione, approvvigionamento)e gestione di reti</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Grandi reti civili e tecnologiche </span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Prevalentemente a tariffe; capacità 			di autofinanziamento</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Agenzie nazionali: di bacino, agenzie 			per opere o eventi speciali</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Programmazione e spesa</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Vari</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left">
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Enti locali: regioni, province, comuni, 			Comunità montane, Camere di commercio, Consorzi</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Gestione diretta di un servizio, 			realizzazione di opere (p. es., 316 comuni erogano direttamente 			l’8% del gas metano)</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Reti e servizi per il territorio, la 			popolazione, e l’economia. Potenzialmente, tutti i settori</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Prevalentemente per trasferimento</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Municipalizzate, talvolta in 			concorrenza con concessionari privati</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Esercizio di un servizio (p.es., 56 			municipalizzate distribuiscono il 4% dell’energia elettrica in 			195 comuni; 137 erogano il 38% del gas, 299 società private 			il 28%)</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Ambiente, acqua, energia, gas, 			illuminazione, trasporti locali ecc.</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">A tariffe, talvolta in forte deficit, 			con consistenti trasferimenti pubblici</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="103">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Società miste partecipate da 			enti locali e privati</span></p>
</td>
<td width="112">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Esercizio di un servizio o 			realizzazione di un’attrezzatura</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Vari, talvolta opere complesse o 			innovative</span></p>
</td>
<td width="100">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Spesso “società di progetto” 			per la realizzazione di un’unica opera</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>1. Quattro punti di vista sulle infrastrutture</strong></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Sul fabbisogno sono riconoscibili posizioni diverse perché provenienti da diversi livelli istituzionali e decisionali oltreché da soggetti diversi. Esistono quindi delle priorità molto diverse, che si articolano sia per livello (per esempio, opere di interesse nazionale o superiore, opere di interesse locale&#8230;), che per settore, che per tecnologia e conseguentemente attivazione di diversi moltiplicatori sulla economia. E’ sembrato possibile presentare fonti diverse caratterizzandole in base al punto di vista: non può sorprendere che il modo di affrontare il problema porti a selezionare priorità congruenti con il punto di vista assunto, quanto la possibilità di sintesi o almeno confronto tra le diverse priorità.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Sembrerevve invece di poter affermare che i repertori che seguono mostrano orientamenti così divaricati da risultare quasi del tutto privi di sovrapposizioni, e sembrano pertanto mostrare dei criteri autonomi di scelta delle priorità. Sono stati scelte le seguenti fonti:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">i documenti 	di programmazione europea che illustrano un possibile criterio 	“strategico”, che tratta ovviamente delle grandi opere 	transnazionali secondo gli obbiettivi della coesione sociale e 	strutturale;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">la posizione 	della Confindustria che riprende tesi comunitarie sullo sviluppo 	regionale, e che si traduce in una formulazione di criteri 	infrastrutturali per il sostegno al sistema produttivo italiano;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">posizioni 	diverse, che esprimono priorità di gruppi di interesse 	differenti ma legati in qualche con i soggetti imprenditoriali del 	mondo delle costruzioni, che sostengono un criterio generalizzato di 	qualità del “quadro costruito” con specifico riferimento 	ai sistemi urbano, insediativo e ambientale;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">l’ultimo 	documento è spurio, rispetto ai precedenti, perché non 	definisce un vero fabbisogno, ma recensisce progetti già 	approvati dalle autorità competenti secondo il criterio della 	realizzabilità (potrebbe essere intesa come un gioco di 	specchi, la traduzione amministrativa delle “astratte” 	riflessioni sul fabbisogno).</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Le grandi opere strategiche</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il quadro nel quale sono proposte i grandi interventi infrastrutturali europei riguarda la competizione economica e il rilancio della occupazione. Rispetto a questi obiettivi, la Comunità opera seguendo tre linee di azione: omogeneizzazione normativa, il sostegno alle piccole e medie imprese, la realizzazione di reti transeuropee di infrastrutture (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La realizzazione di reti è a servizo degli obbiettivi classici di efficienza nella circolazione e di riassetto del territorio; in più, serve l’obiettivo specifico di “gettare un ponte” in direzione dell’Europa dell’Est.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il Libro Bianco di Delors propone interventi sulle reti di informazione (tra cui le “autostrade” dell’informazione) e i grandi progetti prioritari per le infrastrutture. Le opere proposte recepiscono le indicazione dei dodici stati membri dell’epoca, e degli studi promossi a seguito della riforma dei Fondi strutturali a partire dal 1988. Nel 1993 erano stati approvati tre piani orientativi riguardanti rispettivamente: trasporti combinati, strade, vie nabigabili; in seguito altri piani orientativi sono stati preparati relativi a ferrovie tradizionali, aeroporti e porti, elettricità e gas.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Pochi anni dopo, il quadro geopolitico è cambiato notevolmente. La Comunità, divenuta Unione, è allargata a 15 membri con un raddoppio della superficie territoriale; i rapporti di associatura con i paesi dell’Est europeo sono più stretti; il riferimento al Mediterraneo bilancia a Sud l’apertura a Est dell’Unione. In questo contesto, il tema delle disparità regionali e della pianificazione territoriale è stato portato in primo piano: lo “spazio europeo” diventa oggetto di studi e politiche unitarie dell’Unione (fig. 1).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">L’insieme delle opere individuate per l’Italia è il seguente: sono individuati con l’asterisco i progetti prioritari selezionati dalla Commissione Christophersen nel 1993 (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote5anc" href="#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></sup>):</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em> Ferrovie:</em></p>
<ul>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">alta 	velocità trasporto misto Nord Sud attraverso il Brennero, 	Verona-Monaco-Berlino*</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">nuova linea 	di trasporto ferroviario ad alta velocità Lione Torino*</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">alta 	velocità Torino Venezia Trieste con proseguimento indicativo 	misto (trasporto combinato treno-strada) verso la Slovenia, 	Ungheria, Ucraina (necessari studi supplementari secondo la 	commissione Christophersen);</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">nuova linea 	di trasporto ferroviario ad alta velocità (Brennero) Milano 	Roma Napoli (necessari studi supplementari secondo la commissione 	Christophersen);</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">rinnovamento 	delle linee ferroviarie per Berna-Zurigo e Tarvisio, considerati 	nodi chiave nello schema europeo dei trasporti</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">rinnovamento 	delle linee ferroviarie Nord Sud nei due corridoi Adriatico e 	Tirrenico</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em> Aereoporti:</em></p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Aeroporto 	della Malpensa (Milano) *</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em> Strade:</em></p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">la variante 	autostradale per il valico appenninico (necessari studi 	supplementari secondo la commissione Christophersen);</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">il 	collegamento Cuneo Nizza *</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">il 	completamento della autostrada per Monaco da Venezia al confine 	austriaco</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">il 	completamento della superstrada interna Perugia Ravenna Venezia</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">la rete 	stradale nel meridione, in particolare il completamento della rete 	pugliese Bari-Brindisi-Otranto (da sottoporre a ulteriori studi 	secondo la commissione Christophersen), della costiera ionica, il 	sistema sardo, il completamento della Messina Palermo, il corridoio 	stradale Napoli-Reggio Calabria (necessari studi supplementari 	secondo la commissione Christophersen)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">diversi 	piccoli tratti ciascuno importante ma controverso, come la 	pedemontana lombarda, vari collegamenti nella pianura padana, il 	completamento della autostrada tirrenica Livorno Civitavecchia, la 	bretella occidentale a Roma</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em> Rete 	elettrica:</em></p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">collegamento 	elettrico con la Francia*</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">collegamento 	elettrico sottomarino con la Grecia*</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">altri 	collegamenti sono previsti con la Svizzera, l’Austria (non ancora 	maturo secondo la commissione Christophersen) e la Tunisia</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">potenziamento 	dei collegamenti elettrici transappenninici e nel Sud</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em> Rete gas 	naturale</em></p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">raddoppio 	del metanodotto con l’Algeria</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">nuovo 	metanodotto con la Tunisia e il Mediterraneo orientale</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">introduzione 	del gasa in Sardegna via Corsica e la Toscana</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">nuovi 	terminali di gas naturale liquido a Montalto di Castro e in Puglia</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Il sostegno allo sviluppo</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La Confindustria ha assunto per tempo una posizione istituzionale e di alto profilo e ha promosso studi originali a sostegno della rivendicazione di un maggior impegno dello stato. Sul tema infrastrutture per lo sviluppo -a rete, di trasporto e tecnologiche- il Centro Studi Confindustria ha pubblicato delle valutazioni di fabbisogno frutto di un programma di ricerca promosso nel 1988 ma esito di studi precedenti (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote6anc" href="#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il “progetto infrastrutture” della Confindustria considera anche temi collaterali. La rivendicazione del potenziamento dei servizi è finalizzata a favorire la competitività economica del sistema indutriale (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote7anc" href="#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a></sup>) in vista, tra l’altro, dell’apertura del mercato europeo nel 1993. Accanto alle infrastrutture fisiche a rete, vengono considerati anche l’ambiente economico in senso lato (sistema formativo, nuove tecnologie, turismo e territorio&#8230;), le risorse e le procedure.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le infrastrutture sono definite come “stock di capitale collettivo” (opposto alla accumulazione privata direttamente produttiva) la cui distribuzione territoriale crea differenziali di produttività tra regioni e paesi e condiziona i costi di produzione. I caratteri intrinseci alle infrastrutture sono ripresi dalla teoria dei beni pubblici: immobilità, indivisibilità, non sostituibilità, polivalenza. In altre parole, l’infrastruttura è definita sia come bene capitale che come bene pubblico.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le infrastrutture considerano quindi aspetti economici (trasporto, comunicazione, energia, acqua) e aspetti sociali (istruzione, sport e turismo, cultura, attività sociali). Nell’impostazione originaria, si tiene conto anche del capitale umano (agenzie di pianificazione ecc.). Un’impostazione -ripresa dalla comunità europea- che allarga notevolmente il campo, ma che ancora non tiene conto della trasformazione dell’economia post-industriale e in particolare del carattere reticolare, degli effetti di sistema e della integrazione (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote8anc" href="#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il fabbisogno è definito indirettamente dal confronto della dotazione italiana con quella di altri paesi europei (tab. 1), frutto della somma di punteggi attribuiti a indicatori diversi (km di rete per tipo, centrali elettriche, telefonate&#8230;; con i noti problemi di disomogeneità degli indicatori). Risulta in generale che il livello infrastrutturale corrisponde al livello di sviluppo; dal confronto con gli altri paesi risulta anche un “<em>gap</em>” chiaramente elevato al Sud ma consistente pure per le regioni settentrionali (tab. 2 e 3).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">I divari più ampi si registrano per le infrastrutture economiche (trasporti, comunicazione, energia, acqua: fig. 2), con divari sensibili ma inferiori anche per le infrastrutture sociali (scuola, sanità, assistenza sociale in senso stretto, sport e cultura: fig. 3). Un fattore importante di differenziazione risulta la presenza (ma solo al Nord) di grandi città capoluogo e la specializzazione produttivo-industriale di certe aree.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Al momento di passare a informazioni in dettaglio, una certa priorità sembra assegnata a strade, ferrovie, porti e acquedotti (con riferimento al Piano decennale per la viabilità del 1982, al PGT del 1986 e all’ipotesi di riforma che sfoceranno nella legge Galli sui bacini), coinvolgendo a questo fine esperti che sono espressione degli stessi ambienti che governano gli investimenti pubblici.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Rispetto a questi temi, rimangono in ombra settori come l’energia e le comunicazioni, oggetto però di studi ad hoc nell’ambito del medesimo “progetto infrastrutture”. Infatti, preoccupazione per la ridotta capacità di produrre energia elettrica sono state successivamente espresse da Confindustria anche in sedi istituzionali (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote9anc" href="#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">L’inadeguatezza rispetto all’Europa è misurata anche in termini soggettivi rilevando le valutazioni di campioni di top-managers. Uno delle fonti che ricorre è “The Word Competitiveness Report”, promosso da due istituti svizzeri, la fondazione Word Economic Forum, e la scuola internazionale di management IMD. L’Italia è posizionata agli ultimi posti tra i paesi sviluppati nella graduatoria internazionale, appena prima della Grecia, con punteggi deficitari su tutti i settori (tranne, in parte, le strade).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>La ricchezza della nazione (o il fabbisogno finanziario)</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La valutazione finanziaria aggregata è una misura meno ricca di indicazioni qualitative ma consente di valutare il fabbisogno in relazione alla frazione del prodotto interno che bisogna investire per soddisfare la domanda di infrastrutture.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Per esempio, Savona valuta in 530.000 mld. nel 1994 il fabbisogno finanziario per l’ammodernamento delle infrastrutture in Italia, secondo una rapida valutazione che considera soltanto l’insieme degli investimenti sull’aggregato del prodotto lordo (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote10anc" href="#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a></sup>). Questa somma viene considerata non iperbolica, se rapportata alle capacità finanziarie del paese e ai potenziali vantaggi in termini di produttività economica delle imprese. Inoltre, l’indotto economico, le ricadute erariali e occupazionali risultano argomenti utili al sostegno del realismo dell’operazione. Questa considerazione viene presentata a più riprese ai convegni dei costruttori edili, ai quali interessa sostenere la necessità di alti livelli di investimento e l’opportunità delle ricadute economiche.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Una stima diversa proviene da una valutazione più analitica del Censis-Rur, effettuata sulla base dei programmi di investimento per attrezzature collettive nel 1991. Il corrispettivo del fabbisogno risultante da una disanima dei programmi di investimento dei grandi operatori  ammonta a 237.700 miliardi di lire, di cui 190 mila per le grandi reti (acqua, energia, trasporti, telecomunicazioni e ambiente) e il resto per attrezzature collettive di scala urbana.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">A queste però vanno aggiunte almeno in parte le stime degli investimenti dei progetti di scala urbana (non tutti attuabili e anzi in qualche modo inflazionati dal clima del decennio precedente) che lo stesso studio valuta in circa 90.000 mld. di lire, di cui più di due terzi per le grandi città (più di 300 mila ab.) e il resto per gli altri capoluoghi (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote11anc" href="#sdfootnote11sym"><sup>11</sup></a></sup>). La somma complessiva è lontana dalla valutazioni presentate in sede Ance (330 mila mld contro 530 mila mld), ma le due valutazioni rappresentano effettivamente i due estremi di una forbice: il Censis considera gli investimenti compresi in programmi approvati a breve termine, Savona indica invece un ordine ottimale di grandezza. Non sembra incongruo supporre che un ordine corretto di investimenti a medio periodo si situi pertanto a metà strada.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Nel conteggio Censis figurano le seguenti voci:</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Tavola 2</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>Fabbisogno di investimenti</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="280">
<col width="168"></col>
<col width="94"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small"><em>Settore</em></span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small"><em>Stima 			Censis 1991</em></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Acquedotti ecc.</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">20.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Energia</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">64.500</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Ferrovie</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">27.500</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Strade</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">24.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Autostrade</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">5.600</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Aeroporti</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">2.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Porti</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">8.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Telecomunicazioni</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">36.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Ambiente</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">3.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Università</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">4.800</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Sanità</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">30.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Scuole</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">10.000</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Mercati 			agro-alimentari</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">2.300</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="168">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Totale</span></p>
</td>
<td width="94">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">237.700</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Da allora è possibile qualche aggiornamento. L’Enel ha stimato in 80.900 mld di lire (1991) il costo dell’ampliamento della potenza installata; 48.000 mld. di investimenti sono stati programmati per il periodo 1994-98, contro i 64.500 mld. preventivati per il periodo 1991-95.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Un ordine di investimento tra i 42.000 e il 60.000 mld (o forse più) appare necessario anche per l’apparato di raccolta e distribuzione dell’acqua (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote12anc" href="#sdfootnote12sym"><sup>12</sup></a></sup>), di entità non dissimile a quello previsto in Gran Bretagna ad opera di soggetti privati.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Per quanto riguarda le reti di telecomunicazione, va tenuto presente che tra il 1984 e il 1993 sono stati investiti circa 96.000 mld di lire, con una spesa procapite tra le più elevate nel mondo (su livelli doppi di paesi come la Gran Bretagna, Francia e Usa); le previsioni per i prossimi anni sono di un leggero decremento.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">L’enfasi sulla capacità moltiplicativa delle infrastrutture ha comunque un limite. La spesa per investimento non necessariamente si traduce in incremento del servizio: incremento non solo della qualità complessiva, ma anche solo delle quantità fisiche.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Per esempio, le FS hanno investito tra il 1972 e il 1990 circa 64 mila mld. (prezzi costanti 1990), con tassi annui crescenti nel periodo più recente. Non si tratta nel complesso di una cifra granché dissimile come ordine di grandezza da quella investita nella realizzazione di autostrade (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote13anc" href="#sdfootnote13sym"><sup>13</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Inoltre, le FS registrano una spesa di investimento notevolmente più elevata rispetto a quella delle altre aziende europee: negli stessi anni, con investimenti comparabili se non inferiori, “la SNCF ha realizzato la linea Alta velocità Parigi-Lione, mentre in Italia non appaiono risultati di rilievo né in termini di servizi offerti né in termini di costi di esercizio” (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote14anc" href="#sdfootnote14sym"><sup>14</sup></a></sup>). Si può ancora allargare il campo considerando il diverso tenore delle “economie politiche” delle opere pubbliche: valga a titolo d’esempio la considerazione che le grandi opere degli anni Ottanta sono costate di più in Italia (e hanno prodotto prevalentemente stadi e metro) dei Grands Travaux parigini, del villaggio Olimpico a Barcellona, dei Docklands londinesi, tutte e tre “grandi” occasioni di sviluppo e ridefinizione del posizionamento della città (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote15anc" href="#sdfootnote15sym"><sup>15</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>L’efficacia</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La ricognizione operata dalla Presidenza del Consiglio nel 1995 offre uno spaccato dei “grandi” progetti (più di 50 mld. di importo) già definiti sul piano progettuale e con copertura finanziaria assicurata o ragionevolmente reperibile (nell’ambito di incertezza consentito per questo genere di previsione).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Come si evince dalla tabella, gli investimenti previsti dai progetti ammontano ad oltre 61 mila mld. di lire, di cui il 29% ricadrebbe nelle regioni del Nord, il 25% nel Centro e il resto al Sud (44%), salvo una ridotta quota non localizzabile. Il 77% degli investimenti riguarda le infrastrutture a rete, principalmente ferrovie, energia e autostrade.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il profilo settoriale è inegualmente distribuito. La maggior parte degli investimenti al Centro Nord è relativo al settore dell’alta velocità ferroviaria (64%), il 20% alla viabilità. Al Sud la viabilità assorbe il 35% degli investimenti, per il resto ampiamente distribuiti tra gli altri settori.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Dal punto di vista finanziario, gli interventi più problematici sono quelli relativi a strade e autostrade, al regime delle acque e al completamento delle opere di industrializzazione delle aree coinvolte nel sisma dell’Irpinia.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Ma dalla tabella di vede anche che due terzi circa delle opere descritte dipendono dai programmi di investimento di concessionarie e aziende pubbliche, dotate di autonomia finanziaria (Eni, Enel, Autostrade) e di capacità di programmazione pluriennale (FS).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le altre voci di spesa sono più problematiche sia per l’assenza di flussi finanziari altrettanto prevedibili, sia per la mancanza di un agente o percorso decisionale altrettanto definito.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In particolare, su questi ultimi settori opera la curiosa contraddizione che caratterizza la spesa per infrastrutture in Italia: la programmazione delle opere e la previsione della spesa sono pressoché indipendenti, divaricazione che viene parzialmente risolta se il soggetto è un’azienda.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Tavola 3</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>Opere “immediatamente” cantierabili</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="328">
<col width="117"></col>
<col width="118"></col>
<col width="67"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small"><em>Settore</em></span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Libro 			Bianco 1995</em></span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><em><span style="font-size: x-small">Copertura 			finanziaria</span></em></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Ambiente+ PTTA</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">3.022,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Stato</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Parchi Naz. PTTA</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">252,4</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Stato</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Energia</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">7.841,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Enel</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Esplorazione Idroc.</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">1.500,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Eni</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Ferrovie Alta Vel.</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">21.627,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Parziale</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Ferrovie ordinarie</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">3.341,8</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">FS</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Idrico</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">3.250,8</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Problematica</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Infrastr. Irpinia</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">583,5</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Problematica</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Interporti</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">143,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Min. 			Trasporti</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Irrigazione</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">2.469,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Problematica</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Metanizzazione</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">1.925,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Eni</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Trasporti Marittimi</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">420,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Stato</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Autostrade</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">6.601,0</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Da tariffe</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Strade</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">8.052,6</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left"><span style="font-size: x-small">Problematica</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="117">
<p style="margin-right: -0.1pt"><span style="font-size: x-small">Totale</span></p>
</td>
<td width="118">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="right"><span style="font-size: x-small">61.327,1</span></p>
</td>
<td width="67">
<p style="margin-right: -0.1pt" align="left">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Più in dettaglio, gli interventi considerati sono i seguenti.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Ambiente</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Bonifica dei siti industriali di Bagnoli e Piano triennale per l’ambiente, che prevede principalmente interventi finalizzati alla gestione del patrimonio idrico e del risanamento dei corpi idrici nonché diversi piani di risanamento ambientale in zone a rischio del paese (dal Lambro a Gela).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Energia elettrica</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Progetti a totale carico dell’Enel principalmente per adeguamenti di centrali elettriche esistenti e per gli elettrodotti di collegamento internazionale con Francia e Grecia.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Esplorazione Idrocarburi</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Interventi vari a totale carico dell’Eni.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Ferrovie</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Si tratta delle voce di spesa più consistente. Comprende l’intera alta velocità e interventi vari di ammodernamento della rete.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Idrico</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Interventi vari (88 progetti) con problemi di copertura finanziaria.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Infrastrutture per l’industrializzazione Irpinia e aree sisma </em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Si tratta del completamento di opere viarie e attrezzature a sostegno del sistema produttivo iniziate a seguito degli eventi sismici di Avellino, Potenza e Salerno.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Interporti</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Realizzazione degli interporti di Segrate in Lombardia, Guasticce in Toscana e Marcianise-Nola in Campania, per i quali sono disponibili le coperture finanziarie ma sono presenti dei problemi amministrativi.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Irrigazione</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Si tratta di 32 progetti  in parte volti al completamento di infrastrutture già operanti e parte di più ampi interventi idrici. Manca il finanziamento e la progettazione può risultare datata in più di un caso.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Metanizzazione</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Si tratta di progetti interamente finanziati dall’Eni, per la maggior parte dell’impegno finanziario relativi al potenziamento del collegamento con l’Algeria lungo tutta la dorsale. Problemi vari di carattere amministrativo.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Trasporto marittimo</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Interamente destinati al potenziamento del tuttora inattivo porto di Gioia Tauro.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Autostrade</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In prevalenza, gli impegni sono prospettati per la variante di valico; altri interventi sono relativi al raddoppio della Torino-Savona e all’ammodernamento della Napoli Pompei Salerno.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Strade</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">In gran parte destinate alla riqualificazione della autostrada Salerno Reggio Calabria; altro cospicuo intervento sull’area romana. Manca comunque la copertura finanziaria.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Un quadro riassuntivo</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Dalle informazioni raccolte esce una serie piuttosto vasta ma eterogenea di suggerimenti sulle priorità e il tipo delle infrastrutture necessarie in Italia. A mò di sintesi, nella due tavole che seguono, viene proposto un riepilogo dei giudizi e dell’articolazione del fabbisogno. Le due tavole sono state costruite integrando le informazioni delle fonti già introdotte con altri repertori (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote16anc" href="#sdfootnote16sym"><sup>16</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Una delle principali osservazioni che risulta dalla lettura di documenti tanto diversi riguarda la differente capacità finanziaria dei diversi settori: la suddivisione mostra che in diversi settori sono già presenti strutture societarie privatistiche e che sono in corso procedimenti per ulteriore liberalizzazione dell’accesso.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le infrastrutture considerate nella tavola 4 appaiono in grado spesso di autofinanziarsi completamente, e per lo meno di produrre profitto dagli esercizi direttamente collegati.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Nella tavola 5, invece, figurano infrastrutture che non riescono a trovare situazioni di equilibrio, per ragioni prevalentemente normative e regolative, come nel settore idrico, o finanziarie, come in quello autostradale, e infrastrutture a totale o prevalente contributo pubblico.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Tavola 4</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>Settori dinamici</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="505">
<col width="92"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Settore</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Condizione/</em></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Fabbisogni</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Organizzazione </em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Aspetti territoriali</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Caratteri dell’innovazione</em></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>gas</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">potenziamento in corso della dorsale, 			degli impianti e dei collegamenti con le fonti all’estero;</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">soggetti locali e imprese nazionali 			concessionarie</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">numerose regioni del Sud e isole ancora 			sprovviste; problematica localizzazione dei nuovi impianti</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">integrazione con altri settori,  			cogenera-zione, ecc.); diversi-ficazione delle fonti; 			problematiche comuni delle reti sotterranee urbane</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>energia</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">produzione procapite pari alla metà 			della Francia; incremento necessario previsto del 50% entro il 			2000</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">enel, produttori privati e 			municipalizzate; in prospettiva, privatizzazione e maggior libertà 			ai produttori privati</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">insufficienza della produzione al Sud; 			nuova localizzazione dell’apparato produttivo rispetto alla rete 			storica</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">riduzione delle emissioni, 			diversificazione delle fonti</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>telecomunicazione</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">rapido sviluppo della domanda, 			arretratezza del servizio in particolare delle grandi reti di 			distribuzione dati</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">settore pubblico in via di 			ridefinizione; nuova concorrenza; nuovi soggetti imprenditoriali 			per le grandi reti (cfr. Fs, Autostrade&#8230;)</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">possibilità di cablare le città 			sfruttando le reti tecnologiche sotterranee</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">riorganizzazione di servizi ai 			cittadini e alle imprese: p.es., riconversione di servizi locali; 			apprendimento a distanza; telelavoro&#8230;</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>aeroporti</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">raddoppio dei passeggeri in ventanni; 			arretratezza degli scali </span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">in parte privati (Linate e Malpensa, 			Bergamo e Torino) o in concessione; mercato in via di 			liberalizzazione, possibile ingresso di capitale straniero</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">sottodotazione di aeroporti rispetto 			agli altri paesi (5 per 10.000 kmq. contro i 18 in D, 15 in GB, 8 			in F); numerosi collegamenti charter con le città 			turistiche</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">integrazione con le altre modalità 			di trasporto, in particolare con i trasporti urbani e le grandi 			infrastrutture</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="left">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La distinzione tra le due tavole incide sulle valutazioni del fabbisogno e sulle modalità di programmazione: da un lato, chiarisce l’entità diversa del contributo dello stato; dall’altro, aiuta a rendere espliciti i criteri dell’intervento pubblico. Per esempio, è stato calcolato che lo spostamento di circa il 10% dell’utenza privata del traffico urbano sui mezzi pubblici consentirebbe un minor costo sociale (tempo perso, sicurezza, inquinamento&#8230;) di circa 11.500 mld., pari circa al doppio dei trasferimenti pubblici necessari a mantenere il pareggio del servizio di trasporto pubblico locale (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote17anc" href="#sdfootnote17sym"><sup>17</sup></a></sup>). Analoghe osservazioni possono essere avanzate per quanto riguarda la scelta delle modalità di trasporto delle merci, su ferro o su strada, come pure -in maggior dettaglio- i comportamenti decisionali dell’ente ferroviario in relazione agli attraversamenti urbani dell’alta velocità (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote18anc" href="#sdfootnote18sym"><sup>18</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Tavola 5</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>Settori problematici</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="505">
<col width="92"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<col width="93"></col>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Settore</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Condizione/</em></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Fabbisogni</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Organizzazione </em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Aspetti territoriali</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>Caratteri dell’innovazione</em></span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>idrico, igienico e idraulico</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">problemi nel repe-rimento e gestione 			dell’acqua nel 34% dei comuni; 27% di perdite nella 			distri-buzione; problemi per rifiuti speciali, discariche e dighe</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">soggetti prevalentemente locali; 			necessità di revisione delle tariffe; autorità di 			bacino ancora lontane dalla efficacia</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">forti fabbisogni arretrati al Sud e 			nelle città medie; problematica localizzazione dei nuovi 			impianti; 15.000 km di fognature da rifare</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">trattamento dell’intero ciclo 			ambientale; problematiche comuni delle reti sotterranee urbane; 			bonifiche dei suoli</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>ferrovie</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">oltre 10 mila mld annui di 			trasferimento dello stato, traffici in aumento, </span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">ente ferrovie, tariffe in aumento, 			diversificazione delle aree operative</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">forti investimenti nei nodi urbani, 			alta velocità tra le principali città, servizio 			pendolare sotto dimensionato</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">nuove tecnologie per il trasporto 			veloce; nuovi servizi e diversificazione imprenditoriale</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>trasporto locale</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">grave sottodotazione, oltre 6.000 mld. 			di trasferimenti dello stato e deficit annuo</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">soggetti prevalentemente locali; 			tariffe in aumento </span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">decremento dei passeggeri trasportati 			dai servizi pubblici urbani; congestione; carenza di aree per la 			sosta</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">nuovi sistemi automatizzati; 			integrazione delle reti regionali e locali; nuove attrezzature di 			interscambio</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><span style="font-size: x-small"><em>strade e autostrade</em></span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">rete vasta con forti esigenze di 			manutenzione e qualche necessità di adeguamento</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Anas più competenze a tutti i 			livelli</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">carenze al Sud; problemi di 			attraversamento delle grandi aree metropolitane</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">nuovi servizi e diversificazione 			imprenditoriale; realizzazione di reti telematiche</span></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="92">
<p align="left"><em><span style="font-size: x-small">attrezzature collettive (edilizia 			scolastica, universitaria, ospedaliera, strutture per 			l’economia&#8230;)</span></em></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">settori estramente diversificati, con 			forte domanda arretrata accumulata</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Competenze a tutti i livelli; 			confusione sulla competenza programmatoria</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Forti scompensi tra città 			maggiori e città minori; creazione di nuove polarità 			e nuove aggregazioni (p.es., i distretti eco-nomici; i centri per 			l’innovazione ecc.)</span></p>
</td>
<td width="93">
<p align="left"><span style="font-size: x-small">Tipologie in rapido mutamento e forte 			integrazione tra attività pubbliche e private, e tra 			ricerca, servizi e produzione</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le due tavole mettono altresì in luce le principali caratteristiche dei settori relativamente a fabbisogni, condizioni organizzative e territoriali, innovazioni nelle forme di offerta.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Viene quasi sempre evidenziato un problema specifico per il Mezzogiorno e le città, una forte tensione alla innovazione del “prodotto” infrastrutture e al problema dell’integrazione tra le diverse infrastrutture.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Un esempio eclatante sono i due aeroporti internazionali. L’aeroporto della Malpensa è inserito tra i progetti prioritari europei e ricade in un’area dove sono previste nuove linee ferroviarie ad alta velocità, rifacimento dei collegamenti internazionali tradizionali, nuove autostrade regionali, passanti ferroviari cittadini, ecc. L’aeroporto di Fiumicino è stato collegato a Roma con una linea apposita nonostante a poca distanza passasse una linea ferroviaria nazionale, l’alta velocità non interessa il settore dove è collocatol’aeroporto, sono però previsti sia il rifacimento che il raddoppio delle infrastrutture viarie e una nuova tangenziale a Ovest della città.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Infine, un settore particolarmente delicato è costituito dall’eterogeneo settore delle grandi attrezzature urbane, sulle quali andrebbe sviluppato ex novo una specifica riflessione, sia in termine di coerenza e qualità urbana, sia in termini di programmazione nazionale (piano delle università, ecc.).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><strong>2. Quattro commenti</strong></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Epoche</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Per la riflessione sulla domanda di infrastrutture si possono proporre due date di rilievo, entro le quali collocare e “datare” i ragionamenti proposti.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La data di partenza viene fatta spesso coincidere con la metà degli anni Settanta quando si registra -secondo un’affermazione schematica che patisce di qualche approssimazione- il sostanziale arresto della espansione infrastrutturale del primo dopoguerra. In realtà, l’arresto non riguarda tutti i settori ma colpisce sicuramente quelli tradizionali (strade, ferrovie, impianti di base&#8230;).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">L’estensione della rete stradale e autostradale per esempio aumenta di pochi punti percentuali nei seguenti ventanni. La rete di trasporto ferroviario deve aspettare l’alta velocità perché l’orizzonte degli investimenti venga riaperto, sia pure con carattere di duplicazione o rinnovo di tratte esistenti più che di estensione della rete. Seguono anni di limitata espansione, costi crescenti e difficoltà di bilancio, ma anche di crescita intensa dei flussi, con conseguente congestione e accelerata usura delle reti di trasporto (praticamente senza eccezioni) e tecnologiche (si pensi a telefoni e acquedotti).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Successivamente, si ridimensionano anche settori come le centrali elettriche (che sul nucleare sono costrette addirittura alla retromarcia; il referendum che blocca le centrali nucleari è del 1987).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Le reti energetiche (principalmente il metano) e tecnologiche, in particolare le comunicazioni telefoniche, conoscono invece una stagione di forti investimenti.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Come fanno rilevare i successivi studi di settore, in questi anni giunge a maturazione la dotazione infrastrutturale italiana; dopo di allora i maggiori programmi di investimento vengono ritenuti esauriti, oppure bloccati per ragioni finanziarie, oppure ancora incominciano a incontrare la resistenza dei nascenti movimenti ambientalisti.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il confronto tra realizzazioni in esaurimento e domanda in crescita comincia così a apparire in termini di <em>deficit </em>infrastrutturale: nella definizione del deficit entrano in gioco naturalmente valutazioni strategiche genuine e interessi di categoria (principalmente dei settori economici colpiti dalla riduzione degli investimenti). Particolarmente importanti sono dunque le posizioni dei “fornitori” di infrastrutture, che in Italia sono chiaramente distinti in due grandi ambiti: civile (opere pubbliche, a loro volta con pochi -o nessuno- grandi contractor, numerose imprese delle partecipazioni statali e molte piccole imprese) e industriale (forniture e impianti elettro-meccaniche, ferroviarie, condutture ecc., in gran parte grandi imprese pubbliche tra cui alcune di quelle tradizionalmente più dinamiche e redditizie).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La seconda data importante è il 1993, anno della integrazione economica nel mercato unico europeo che espone il nesso infrastrutture-sviluppo a una verifica comparativa con altri paesi più dinamici.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Opere pubbliche innovative, dimensioni inusuali, grandi riforme normative e di assetto giuridico: il panorama dei settori tradizionali -ferrovie, distribuzione idrica, trasporto aereo- appare fortemente scosso dalle innovazioni sperimentate in altri paesi europei. La realizzazione e gestione stessa di opere pubbliche esce dalla esclusiva dello stato, sia pur con processi non sempre semplici o lineari (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote19anc" href="#sdfootnote19sym"><sup>19</sup></a></sup>). Un’altra componente non secondaria in questo ambito è l’apertura dei mercati delle opere pubbliche e della progettazione tecnica (sopra ad una certa soglia) alla concorrenza delle building companies e delle engineering firms europee.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Si sottolinea usualmente l’aspetto benefico degli investimenti in infrastrutture sul piano della bilancia dei pagamenti, per esempio sul quel 15% di consumo interno di energia elettrica per far fronte alla quale si ricorre alle importazioni (principalmente da Svizzera, Francia e Germania, paesi con valuta forte). D’altra parte, la concorrenza europea può causare ripercussioni interne, nonostante la provvisoria tutela di alcuni settori “esclusi” (acqua, energia, trasporti e telecomunicazioni) per i quali la liberalizzazione entrerà in vigore in tempi successivi  (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote20anc" href="#sdfootnote20sym"><sup>20</sup></a></sup>). In questi casi, il confronto tra imprese pubbliche e private tende a assumere rilievo discriminante tra diversi settori infrastrutturali: per esempio, i settori dell’approvvigionamento idrico e del trattamento rifiuti civili e industriali sono centrali nelle strategie di <em>business</em> dei concessionari privati ma sono difesi in modo altrettanto efficace dalle municipalizzate; le ferrovie sono il settore pubblico più aggressivo rispetto al mercato politico e, via diversificazione produttiva, entrano in settori privati (immobiliare, trasporto automobilistico, turismo, credito&#8230;); altri settori restano più tranquilli sotto il profilo imprenditoriali, e maturano forse maggiori iniziative (è il caso delle reti di distribuzione del gas, dove la catena Eni, Agip, Snam, Italgas garantisce una forte tenuta settoriale, sia in termini politici che economici).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Ma l’accento è messo sulla competitività del “sistema paese”, dizione evocativa che indica la necessità di coordinare opere, reti e servizi alla finalità della concorrenza internazionale. In questo caso, l’accento è posto sulla qualità delle nuove opere necessarie per “portare il paese in Europa”, sul carattere “innovativo” degli investimenti e delle nuove procedure proposte. La dizione di sistema allude però anche al ruolo nuovo delle infrastrutture in un’economica ad alta contenuto di informazione, dove all’infrastruttura è dato un significato allargato non solo al fattore gestionale e di servizio, ma anche alla capacità di dinamica e adattamento.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-left: 28.4pt;margin-right: -0.1pt;text-indent: -28.4pt;margin-bottom: 0pt"><em>Retoriche</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il tema della dotazione infrastrutturale in Italia viene più volte affrontato nel corso degli anni Novanta sia da soggetti istituzionali che da “rappresentanze” di interessi. Considerazioni diverse sono proposte a seconda se venga assunto come rilevante il fronte “esterno” della congiuntura nel quale si inserisce il dibattito, oppure il fronte “interno” della definizione della quantità e tipo di fabbisogno. Molto brevemente si possono richiamare alcuni argomenti, due tra i principali invocati a sostegno dei due modi di affrontare il tema.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>La riflessione sulle infrastrutture sembra svilupparsi prevalentemente in reazione a critiche spesso fondate sulla gestione della spesa pubblica. </em>Questa è infatti fortemente contrastata in questi stessi anni, sia pur con argomenti diversi: la scarsa capacità di programmazione e spesa, le privatizzazioni, l’apertura ad operatori e finanza straniera&#8230;. Salvo pochissime eccezioni  gli interventi assumono inevitabilmente un sapore difensivo: manca cioè uno spirito di riforma e un quadro di obiettivi condiviso.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>L’alveo della discussione infrastrutturale sembra ignorare la questione territoriale. </em>E’ da segnalare che il dibattitto sulla domanda di nuove infrastrutture sembri privilegiare le problematiche finanziarie (coinvolgimento dei privati) e organizzativa (legge sugli appalti) (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote21anc" href="#sdfootnote21sym"><sup>21</sup></a></sup>); il quadro di coordinamento territoriale appare per opposizione, come vincolo più che come strumento e obbiettivo. L’ispirazione originaria che lega dotazione infrastrutturale e sviluppo regionale, prevalente tuttora in Europa, è ripresa significativamente da Confindustria, che ne fa una questione di interesse nazionale. I costruttori dell’Ance si fanno intelligentemente bandiera delle infrastrutture urbane soprattutto per individuare nicchie di mercato. E’ a livello istituzionale che manca una sensibilità al nesso territorio, sviluppo, investimenti, riduzione delle spese correnti, opzione strategiche. E’ significativo anche che l’atteggiamento prevalente corrisponda al sentimento dei tecnici del bilancio che, da premesse condivisibili, giungono poi a raccomandazioni restrittive (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote22anc" href="#sdfootnote22sym"><sup>22</sup></a></sup>): adottare la scala dimensionale adeguata alla decisioni degli investimenti, collegare funzionalmente la pianificazione urbanistica e la programmazione degli investimenti pubblici (subordinando la prima), dotare gli uffici di personale competente alla valutazione e programmazione, (si legga di economisti).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>C’è una certa confusione tra la questione della nuova domanda di infrastrutture e della domanda di nuove infrastrutture. </em>La spesa per investimenti viene ripetutamente tagliata, e di conseguenza si enfatizza l’argomento del moltiplicatore economico e la possibilità del coinvolgimento dei privati; questo è l’argomento principale a sostegno di grandi investimenti infrastrutturali a rinnovo di tutta la rete. D’altronde, la nozione di infrastruttura è sottoposta a revisione per effetto dei cambiamenti tecnologici e delle nuove forme di organizzazione territoriale, e proprio dove la domanda è più forte si sperimentano modelli innovativi.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Il livello nazionale di riflessione sulle infrastrutture non sembra coordinare e valorizzare l’elaborazione e le rivendicazioni regionali e locali. </em>Se c’è un passaggio significativo nella ricerca sulla dotazione infrastrutturale del decennio passato, è proprio l’emergere del dato locale: la problematica urbana, le reti di città, la differenziazione e specializzazione della attrezzatura infrastrutturale regionale, l’integrazione delle reti e dei servizi alla scala sovranazionale dei bacini produttivi in comune con regioni transfrontaliere (Nord Est e Germania o Est europeo; Lombardia e Svizzera; Piemonte e area del Rodano; Liguria e Provenza).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Categorie</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Una prima domanda riguarda della definizione di infrastruttura utilizzata nei diversi lavori. Si può osservare la presenza di versioni diverse, per esempio: stock di capitale collettivo a supporto della ricchezza e crescita economica di una regione, ma anche capitale sociale comprendente le attrezzature a servizio della collettività ecc. Sembra opportuno tenere conto di quattro possibili scansioni nella definizione dell’argomento:</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">a) l’uso restrittivo o esteso della nozione di infrastrutture rispetto alle analisi economiche. Sono invalse terminologie come: infrastrutture storiche o tradizionali (principalmente quelle di trasporto: strade, ferrovie ecc.); sociali (case, scuole, l’insegnamento superiore soprattutto acquista il senso di una nuova importante infrastruttura per lo sviluppo decentrato); innovative per contenuto tecnologico, legate principalmente alle nuove tecnologie della comunicazione, e comunque alla modernizzazione di tecnologie divenute rapidamente obsolete (telefoni, tv da una parte; reti tecnologiche dall’altra). Altra distinzione tipica è tra infrastrutture puntuali, a rete, di sotto-sistema (combinazione delle prime due), di sistema (combinazioni delle precedenti che permettono di migliorare l’accesso ad altre infrastrutture) (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote23anc" href="#sdfootnote23sym"><sup>23</sup></a></sup>).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Forse si affaccia una nuova generazione di opere che supera la distinzione tra manufatti e servizi; alcune nuove infrastrutture nascono concettualmente come episodi che incorporano reti, opere e servizi (poli tecnologici, i centri servizi ecc.)&#8230; E’ significativo l’esempio dell’intervento pubblico in campo economico. Tre esempi di azione pubblica definiscono tipi di infrastrutture e politiche a complessità crescente: il polo di sviluppo è un’infrastruttura puntuale tradizionale, e consiste in un’area attrezzata che consente una forte innovazione di “prodotto” territoriale rispetto alla offerta localizzativa tradizionale; l&#8217;inserimento del polo in un sistema territoriale produce un’innovazione di processo che porta a un’organizzazione di livello superiore del sistema; la terza generazione di intervento, i “centri tecnologici” clonati da Sophia-Antipolis, è un’infrastruttura di sistema e ad alto contenuto informativo, che consente innovazioni al tempo stesso di prodotto <em>e</em> di processo, e implica l&#8217;adozione di una forma aperta di intervento ad “alta intensità di servizi” la cui realizzazione è, in qualche misura, dialettica tra i soggetti interessati.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">b) la relazione con l’organizzazione territoriale (e gli effetti di sistema nelle infrastrutture); Intuitivo il confronto che si crea con l’armatura complessiva del territorio. Il tema delle infrastrutture sembra porsi a cerniera tra la storica ricerca sul divario territoriale (Terza Italia, mezzogiorno, confronti internazionali), e la riflessione avviata nello stesso periodo relativa alla organizzazione urbana “reticolare”. Significativo da questo punto di vista l’avviarsi di una riflessione sui “nodi” infrastrutturali o di interscambio, dove l’infrastruttura esistente è il pretesto per ripensare il sistema complesso delle relazioni tra servizi e attrezzature (cfr. per esempio il ruolo di Metropolis per le Fs).</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">c) il contenuto tecnologico tradizionale o innovativo (e il dato temporale che vi si associa strettamente); anche se in Italia mancano programmi sulle “autostrade telematiche” o il telelavoro le nuove tecnologie modificano radicalmente il panorama delle infrastrutture anche tradizionali (cfr. l’alta velocità, forse il caso più significativo di innovazione tecnologica di un certo rilievo). Proprio questa domanda di infrastrutture resta inevasa per la mancanza di corrispondenti capacità programmatorie e operative delle amministrazioni, come si afferma anche in ambito istituzionale (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote24anc" href="#sdfootnote24sym"><sup>24</sup></a></sup>). il tema diventa particolarmente interessante allorquando nuove tecnologie aprono prospettive inattese a reti esistenti e soggetti imprenditoriali tradizionali. E’ il caso delle autostrade e delle FS che scoprono improvvisamente di avere titolo a entrare nel settore delle reti di comunicazione, e di poter svolgere questo ruolo per altri attraverso opportune formule di ingegneria societaria. Discorso non diverso per i comuni e le reti telematiche urbane.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">d) la varietà di percorso e titolarità amministrativa di ogni singola competenza infrastrutturale, che appare -come per le professioni- più consolidata per le infrastrutture tradizionali (per esempio, a strade e ferrovie corrispondono un ministero e un ente o azienda pubblici monopolisti; diverso è il caso per gli acquedotti, per l’energia, il trasporto aereo ecc.). Un tema che viene affrontato e frequentemente dibattuto all’inizio degli anni ‘90 è il numero dei decisori in materia di opere pubbliche e infrastrutture e i modi per ricondurre i centri di decisione a un numero controllabile (per la promozione di opere pubbliche, si considera di solito un ordine di grandezza di una dozzina di migliaia di soggetti decisori). La riduzione dei decisori è l’altra faccia della programmazione delle opere pubbliche e, in generale, del coordinamento delle amministrazioni dello stato a tutti i livelli. Va notato che con la riforma delle Autonomie locali e la legge Merloni sul regime delle opere pubbliche veniva introdotto uno strumento per la programmazione triennale delle opere pubbliche da parte degli enti locali, che risulta a tuttoggi disatteso. I percorsi possibili sono numerosi, e vengono previste (sulla falsariga del problema del numero degli enti locali) sia forme associative volontarie che forme coattive o sostitutive in caso di inadempienza (<sup><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote25anc" href="#sdfootnote25sym"><sup>25</sup></a></sup>). Va detto che in generale le idee e le attese in questo settore sono elevate, ma che le riforme portate a buon esito negli ultimi venti anni sono quasi nulle.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt"><em>Domande</em></p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">L’ultimo commento riguarda la nozione di domanda e di fabbisogno. In generale, come in tutta la riflessione sui beni pubblici e sul patrimonio pubblico, anche per le infrastrutture viene messa in luce in questi anni l’eterogeneità e il carattere storicamente (e tecnologicamente) caratterizzato di ogni singolo artefatto.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Qui si cela un paradosso. Il coacervo dei beni pubblici, del patrimonio, delle infrastrutture non appare sempre in modo evidente come di pubblica utilità. A fronte di critiche rivolte al merito della titolarietà pubblica, occorre sovente ricostruire il percorso non semplice delle ragioni che hanno portato a collocare una frazione di capitale nell’ambito pubblico.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il dibattito sulle privatizzazioni si inserisce evidentemente su questa traccia. In questi anni si moltiplicano gli esempi dell’intervento del capitale privato nelle opere pubbliche, e l’armonizzazione europea impone l’apertura di settori protetti o “esclusi” dal mercato. Vengono tra l’altro introdotte nuove norme che consentono la presenza anche maggioritaria dei privati nel capitale delle società pubbliche finalizzate a realizzare (tra l’altro) nuove infrastrutture.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Con questo ultimo passaggio, il senso di una valutazione del “fabbisogno” viene evidentemente rovesciato; la decisione di realizzare una infastruttura potrebbe essere affidata al mercato (come in alcuni casi di privatizzazione nel Reghno Unito). In ogni caso, viene a dipendere da un criterio di redditività che incorpora il confronto con il mercato.</p>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La questione riguarda come vengono elaborate e proposte domande di infrastrutture. Da un punto di vista tecnico-metodologico si possono distinguere quattro modelli diversi, che misurano fenomeni peraltro piuttosto differenziati:</p>
<ol>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">La misura 	del gap: confronto in base alle dotazioni censite secondo indicatori 	di misura fisica (Confindustria 1990) o finanziari (Savona 1991) per 	categoria omogenea. Altri esempi in alcune pubblicazioni europee.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">I deficit 	tematici, che accostano misure diverse (dotazione, performance ecc.) 	di uno spettro vario di infrastrutture e attrezzature finalizzate a 	descrivere situazioni omogenee (in questo caso le città: cfr. 	Ance 1990, SPS 1988)</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Programmi 	generali per settore, che appaiono controintuitivamente abbastanza 	rari (Piano decennale per la viabilità del 1982, Piano 	Generale dei Trasporti 1986, Cee 1994,  e il dibattito alla Camera 	nel 1995 per il rinnovo delle leggi di spesa); anche a voler 	considerare rapporti documentari a fine prevalentemente descrittivo 	(Conto generale dei trasporti 1995) la presenza istituzionale sul 	tema non è estesissima. Va riflettuto in questi casi al 	rapporto abbastanza intricato tra programmazione tecnica (a volta 	interna alle aziende pubbliche, pur dipendente da protocolli di 	intesa: Fs, Anas, ecc.) e programmazione della spesa (leggi di 	bilancio) e al ruolo di strumenti nuovi (cfr. gli accordi di 	programma con le regioni).</p>
</li>
<li>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Il rovescio 	del modello precedente, e cioè l’elenco delle opere 	proposte, allo studio, o finanziate (Rur 1992, Presidenza del 	Consiglio 1995, Cresme 1995 per reti transanazionali) che considera 	le logiche risultanti dalla sommatoria di casi individuali di 	infrastrutture (o attrezzature), e si incarica di evidenziare o 	l’aspetto operativo dei programmi a breve termine, o gli effetti 	inattesi della somma di programmi non coerenziati. Si potrebbe 	inoltre considerare una ulteriore modalità, la promozione di 	opere singole (per esempio, il Ponte sullo Stretto e, in generale, 	le società di scopo) o eventi eccezionali (Mondiali, 	Giubileo, ecc.).</p>
</li>
</ol>
<p style="margin-right: -0.1pt;margin-bottom: 0pt">Nessuno di questi approcci sembra in grado però di affrontare la questione più rilevante, l’invenzione cioè di attrezzatture e infrastrutture innovative e di infrastrutture di sistema, secondo la definizione di Biehl, di interconnessione cioè tra diversi elementi preesistenti.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> W. Tocci, <em>Roma, che ne facciamo</em>, Editori Riuniti, Roma, 	1993</p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a> Cfr. su questo aspetto S. Cassese, C. Franchini, a cura di, <em>Tendenze 	recenti della riforma amministrativa in Europa</em>, il Mulino, 	Bologna, 1989, e i lavori del Progetto finalizzato Cnr 	“Organizzazione e funzionamento della Pubblica Amministrazione”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc">3</a> In realtà è  una consociata Snam al 46%, con 	un’interessante modello, in progressiva attuazione, di “<em>public 	company</em>”, di proprietà dei dipendenti e degli utenti, 	su un modello dichiarato di “impresa fabiana”: cfr. C. Da Molo, 	<em>Intervista</em>, Bari, Laterza, 1990.</p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc">4</a> Commissione Europea, <em>Crescita, competitività, occupazione, 	Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo</em>, 	Libro Bianco (detto di Delors), Lussemburgo, 1994; cfr. anche 	Commissione Europea, <em>Europa 2000, Prospettive per lo sviluppo del 	territorio comunitario, </em>Bruxelles, 1992 e <em>Europa 2000+</em>, 	Bruxelles 1995.</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote5sym" href="#sdfootnote5anc">5</a> The Group of Personal Representatives of the Heads of State or 	Government, <em>Trans-European Networks, Repor</em>t, Lussemburgo, 	1995</p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote6sym" href="#sdfootnote6anc">6</a> Ecoter-Confindustria, Di Palma M., <em>Le infrastrutture a rete, 	dotazioni e linee di intervento</em>, Confindustria, Sipi, 1990. Per 	i precedenti vedi: Bracalente B., Di Palma M., “Infrastrutture e 	sviluppo regionale in Italia: un’analisi multidimensionale”, 	<em>Note economiche</em>, 4, 1982; Biehl D. et al., <em>The 	Contribution of Infrastructure to Regional Development</em>, Document 	of the Commission of  EE.CC., Bruxelles, 1982; Bracalente B., 	“Caratteristiche regionali e ruolo delle infratrutture economiche 	e sociali in Italia”, <em>Note economiche</em>, 5/6, 1993; 	Bracalente B., Mazziotta C., “Infrastrutture del territorio e 	sviluppo economico”, in Centro Studi Confindustria, a cura di,  	<em>Risorse per lo sviluppo</em>, Sipi editore, 1986.</p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote7sym" href="#sdfootnote7anc">7</a> Per una sintesi giornalistica vedi: Alò C., G. Di Rosa, <em>Il 	Grande Gap, Infrastrutture: l’Italia ai margini dell’Europa</em>, 	Sipi, Roma, 1990.</p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote8sym" href="#sdfootnote8anc">8</a> Cfr. L’intervento di P. Savona “Le opere pubblica utilità 	nel postproduttivo”, Seminario Ance, <em>Il mercato delle opere di 	pubblica utilità</em>, Fiuggi, 26 nov. 1991.</p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote9sym" href="#sdfootnote9anc">9</a> Cfr. Ceep, Situazione energetica e politiche di intervento, collana 	Progetto Infrastrutture, SIPI, 1990; Confindustria, “I sistemi a 	rete: i fattori di competitività”, in Cnel, <em>I sistemi 	infrastrutturali a rete</em>, Documenti Cnel, 1, 1992.</p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote10sym" href="#sdfootnote10anc">10</a> Cfr. P. Savona, “Fabbisogni di capitale, redditività degli 	investimenti e costo del danaro, un difficile equilibrio”, in 	<em>Mondo Bancario</em>, Atti della XXVIII Giornata del Credito, Roma, 	dic. 1994. Rispetto a tre anni prima, la stima è cresciuta: 	“In un’economia moderna il rapporto capitale/prodotto è 	di circa 4 a 1. La metà del capitale è rappresentato 	da infrastrutture. Tenuto conto del prodotto interno loro del paese 	e del divario esistente tra noi e la Germania e la Francia &#8230; si 	perviene a una stima del fabbisogno finanziario per il completamento 	di una rete europea avanzata di infrastrutture pari a 300 mila mld 	di lire”: P. Savona, 1991, <em>op. cit.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote11sym" href="#sdfootnote11anc">11</a> Censis-Rur, <em>Città e impresa, una regola per i progetti 	urbani</em>, Roma, Ed. Rur, 1992.</p>
</div>
<div id="sdfootnote12">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote12sym" href="#sdfootnote12anc">12</a> Cfr. M. Pelloso, “Il settore idrico: problemi e prospettive alla 	luce della nuova legge”, <em>Economia Pubblica</em>, 3, marzo; cfr. 	anche SPS, <em>Rapporto sullo stato dei servizi locali</em>, Roma, 	1991.</p>
</div>
<div id="sdfootnote13">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote13sym" href="#sdfootnote13anc">13</a> G. Sciarrone, “Il trasporto stradale in Italia”, in 	Ecoter-Confindustria, 1990, <em>op. cit.</em>, che riporta i risultati 	 di uno studio Cnr-Progetto Finalizzato Trasporti “<em>Scenari 	dell’Italia al 2000</em>”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote14">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote14sym" href="#sdfootnote14anc">14</a> M. Ponti, “Trasporti ferroviari”, in Fondazione Rosselli, <em>I 	servizi di pubblica utilità in Italia</em>, <em>Rapporto ‘93 	sullo stato e sulle condizioni di sviluppo</em>, La Rosa, Torino, 	1993.</p>
</div>
<div id="sdfootnote15">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote15sym" href="#sdfootnote15anc">15</a> Cfr. per la stima: L. Bellicini, “La produzione fisica della nuova 	città economica”, in Cresme, Credito Fondiario, a cura di 	L. Bellicini, <em>La costruzione della città europea</em>, 	Roma, 1991; in generale, A. Becchi, Opere pubbliche, <em>Meridiana, 	&#8230;</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote16">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote16sym" href="#sdfootnote16anc">16</a> Ance-Cresme, <em>Una città da ricostruire, Bisogni, 	opportunità e nuovi mercati per la città italiana 	degli anni ‘90</em>, Roma, feb. 1990; Arel, “<em>Il ciclo 	dell’acqua per usi civili, situazioni attuali e prospettive</em>”, 	Arel Informazioni, 2, 1983; Censis, <em>Lo shock edilizio</em>, 	Angeli, Milano, 1994; Fondazione Rosselli, <em>I servizi di pubblica 	utilità in Italia</em>, Torino, La Rosa, 1993 e 1995; SPS, 	<em>Rapporto sullo stato dei poteri locali</em>, Roma, vari anni 	(1988-1994).</p>
</div>
<div id="sdfootnote17">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote17sym" href="#sdfootnote17anc">17</a> Ance-Cresme, <em>La città del futuro, L’inefficienza della 	gestione del territorio</em>, Roma, s.d.</p>
</div>
<div id="sdfootnote18">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote18sym" href="#sdfootnote18anc">18</a> M. Ponti, “Trasporti ferroviari”, in Fondazione Rosselli, 1995, 	<em>op. cit.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote19">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote19sym" href="#sdfootnote19anc">19</a> L’esempio più clamoroso, il tunnel della Manica, finanziato 	da un pool di banche, soffre di imprevisti maggiori oneri 	finanziari. Politiche dissonanti tra paesi diversi fanno sì 	che uno stato possa candidarsi ad operare all’estero tramite sue 	società nell’ambito delle privatizzazioni promosse da 	un’altro stato (è il caso della Francia sulla distribuzione 	dell’acqua e sulle ferrovie). Comunque, il finanziamento privato 	delle opere pubbliche diventa senza ostacoli una parola d’ordine 	di successo in Italia, dove è però appare come uno 	strumento non conflittuale con la promozione pubblica, come “<em>una 	tecnica, una cultura, una politica”</em>, come recita il 	sottotitolo del volume recentemente dedicatogli da uno dei massimi 	interpreti, il presidente di Mediocredito Centrale G. Imperatori, <em>Il 	Project Financing</em>, il Sole XXIV Ore Libri, 1995 (che aveva 	promosso l’Istituto per la finanza del territorio allo scopo 	specifico di diffondere lo strumento del project financing). Sullo 	stesso tema si schierano associazioni di categoria come l’UIDA 	(Unione itaiana imprese difesa ambiente), interessate a aprire un 	settore fortemente controllato dalle municipalizzate. Occorre 	l’intervento limpidamente liberista del Ragioniere Centrale dello 	stato per mantenere distinte responsabilità di esercizio e di 	controllo: vedi la relazione di Monorchio al convegno Igi-Imi, “<em>Il 	finanziamento privato delle opere pubbliche</em>”, Roma, 8 nov. 	1990.</p>
</div>
<div id="sdfootnote20">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote20sym" href="#sdfootnote20anc">20</a> Uno studio della Ernst&amp;Young  per la Commissione europea ha 	stimato l’esito dell’apertura dei mercati nei “settori 	esclusi” nel 1990/91: è stato calcolato un potenziale 	risparmio del 10% nei costi di approvvigionamento per effetto della 	maggior efficienza delle imprese europee su quelle italiane, che 	metterebbero però a rischio 96.000 occupati in Italia e lo 	0,4 del valore aggiunto. Proprio i settori esclusi sono riserva 	delle società pubbliche e delle partecipazioni statali, 	particolarmente nei settori metalmeccanici, produzioni ferroviarie e 	mezzi di trasporto e dell’elettricità, sulle quali più 	pesanti sarebbero le conseguenze economiche. Cfr. M. Cremaschi, 	“Crisi annunciata nel settori esclusi”, <em>Oice Temi e Notizie</em>, 	2, 1992.</p>
</div>
<div id="sdfootnote21">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote21sym" href="#sdfootnote21anc">21</a> Diventa interessante da questo punto di vista il confronto con un 	modo di procedere diverso (cfr. per esempio il dibattito 	sull’<em>aménagement</em> del territorio in Francia, pur con 	tutti i conflitti tra le agenzie tecniche dello stato) dove la 	valutazione delle singole infrastrutture viene formulata entro un 	serrato confronto tra modalità e contenuti “dello sviluppo 	territoriale e della organizzazione dello spazio”.<strong> </strong>Attraverso 	diverse proposte mirate ai singoli settori, si sostiene 	l&#8217;irrobustimento e l’autonomia della funzione pubblica di 	investimento a fronte di quella connessa al bilancio, con la 	proposta limite di consentire, separatamente dalle spese correnti, 	il deficit di bilancio per gli investimenti<span style="font-size: small">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote22">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote22sym" href="#sdfootnote22anc">22</a> <em>La spesa per investimenti degli enti locali</em>, a cura di A. 	Giarda e A. Petretto, in Osservazioni e raccomandzioni della 	commissione tecnica per la spesa pubblica, 2, ott., 1991. 	L’argomento è sviluppato per gli enti locali, per i quali 	si propongono innovazioni in materia di autonomia impositiva e 	ricorse ai mercati finanziari successivamente introdotte, ma ha 	rilievo più generale. Critica recisamente l’obsolescenza, 	il dettaglio, la dispersività, la “solennità” dei 	prg: “la programmazione degli investimenti non può essere 	subordinata in modo rigido ai contenuti e alle procedure di adozione 	dei prg. Maggiore attenzione deve essere spostata sui contenuti 	economici, sulle valutazioni, sui progetti di fattibilità e 	sulle modalità di gestione e utilizzo, nonché sulle 	interdipendenze con altri settori e altre opere”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote23">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote23sym" href="#sdfootnote23anc">23</a> Biehl, 1986, <em>op. cit.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote24">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote24sym" href="#sdfootnote24anc">24</a> Presidenza del Consiglio dei Ministri,<em> Libro Bianco sul rilancio 	delle grandi opere infrastrutturali per lo sviluppo 	dell’occupazione, Roma, 1995</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote25">
<p class="sdfootnote" style="margin-left: 0pt;text-indent: 0pt;line-height: 100%"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote25sym" href="#sdfootnote25anc">25</a> Le pubbliche amministrazioni possono trovare forme opportune di 	collaborazione scegliendo tra numerose forme giuridiche, che possono 	però essere ricondotte a due alternative principali:  per 	l&#8217;esercizio coordinato di una funzione è possibile far 	ricorso alla convenzione ex art. 24 della l. 142/90; ancora più 	specificatamente, per “l&#8217;espletamento delle procedure relative ad 	appalti di opere pubbliche”, gli enti locali possono avvalersi di 	un&#8217;apposita “unità specializzata istituita dal presidente 	della giunta regionale presso ciascun ufficio del genio civile” ai 	sensi dell&#8217;art. 14 della l. 203/1991; tale struttura può 	essere un utile strumento di appoggio tecnico-organizzativo per le 	amministrazioni e la società pubblica; “al fine di 	promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità 	locali” è possibile inoltre costituire una società 	pubblica ad hoc, oppure una società mista ai sensi dell&#8217;art. 	22, c.2, lett. e) della l. 142/90 (a capitale prevalentemente 	pubblico) o, se del caso, dell&#8217;art. 12. della l. 498/92 (a capitale 	prevalentemente privato) che consente, anche per la realizzazione di 	opere di interesse pubblico, la costituzione di una società 	per azioni senza il vincolo della proprietà maggioritaria 	pubblica. Una formula equivalente, dal punto di vista operativo, è 	la concessione a privati, che però è in corso di 	ridefinizione normativa e comunque non risulta essere compatibile 	con l&#8217;esecuzione di lavori. Tali norme sono state riprese dal DL 	406/91, dalla l. 109/94, e dalla l.216/95. Cfr. anche G. Alpa, F. 	Sbrana, “Le società per azione miste per la gestione dei 	pubblici servizi locali”, in Fondazione Rosselli, 1995, <em>op. 	cit.</em></p>
</div>
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		<title>Le grandi opere</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scenari e trasformazioni territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblico privato]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo territoriale]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un diffuso e comune sentire, l’Italia è patria di eroi e navigatori, ma non di grandi opere. Non che abbondino neanche le piccole, le comuni infrastrutture che alimentano la qualità della vita urbana. Ma se per grande opera si intende una realizzazione che impegna l’intera nazione (alla stregua del tunnel sotto la Manica, per esempio) sembra difficile evitare la conclusione che le grandi opere in Italia non si fanno: per incapacità gestionale, come testimonia l’Alta velocità e mille altri possibili esempi; o per indecisione politica come nel caso del ponte sullo Stretto e della navigazione del Po. Una carenza particolarmente drammatica a fronte della programmazione di grandi reti infrastrutturali e di trasporto a scala europea (il programma Europa 2000+ è del 1995, lo Schema direttore dello spazio europeo del 1999) che solleva il problema dell’inserimento nel sistema infrastrutturale continentale; e che viceversa riceve una risposta inadeguata dal protagonismo locale incapace di visione prospettiva e votato alla reiterazione competitiva delle stesse opere (come insegna la corsa delle comunità locali a dotarsi di aeroporti e interporti). Il punto di partenza nonché elemento di sostanziale accordo di tutte le analisi è dunque la carenza quantitativa di attrezzature adeguate alla fase di sviluppo attraversato dall’Italia, un’analisi che è variamente argomentata (Cremaschi 1996) ma che condivide alla radice il “paradigma della dote” secondo il quale più è consistente la dotazione infrastrutturale, maggiore è lo sviluppo economico; ma i criteri per valutare il contenuto della dote -lo sviluppo, l’occupazione, l’interconnessione, i vantaggi competitivi- sono eterogenei, nessuno pare più in grado di sostenere principi universali, e l’accumularsi degli elenchi di priorità concorre a impedire un confronto significativo.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">Sulla distinzione tra grandi opere e infrastrutture si possono suggerire tre considerazioni introduttive.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">In primo luogo, la distinzione non è di natura fisica, ma di maturità organizzativa, effetti di scala e naturalmente stagione storica. La grande infrastruttura è conformativa e rende omogeneo un grande spazio; la grande opera è innovativa e si inserisce in un contesto. In termini solo apparentemente più evocativi, le infrastrutture disegnano un sistema proto-gerarchico, con una precisa distinzione funzionale di ruoli e accessi e la subordinazione del territorio attraversato al nodo che lo collega al resto del mondo; le grandi opere invece manifestano il formarsi di una deutero-organizzazione, dove l’accento è posto sulla sovrapposizione delle reti, e il luogo influenza l’ integrazione dei nodi di reti diverse. Se c’è dunque solo una parziale sovrapposizione tra infrastrutture e grandi opere, e sorgono alcuni problemi di definizione, qual è il senso di questa categoria? L’ambigua aggettivazione mette in luce una tensione che costituisce una chiave di lettura del mezzo secolo trascorso. La grande opera ha un preciso significato politico: proprio perché non è scontata nella storia delle città d’Italia, ha legittimato progetti altrimenti non giustificabili dalla mera “ragioneria” urbanistica palesando la volontà dei governanti anche al di là delle prudenze dei tecnici. Al contrario dunque delle pratiche di governo volte a soddisfare i fabbisogni “ordinari” (che spesso languono per decenni) si parla di grandi opere proprio per sottolineare un evento eccezionale rispetto al corso “normale” del cambiamento urbano.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">In secondo luogo, non è la dimensione a farle grandi, bensì gli obiettivi; ed è su questi che si è sedimentata un’ambiguità frutto delle epoche in cui è stata elaborata per la prima volta una “riflessione infrastrutturale”. L’ambiguità è relativa alla nozione di rete e di flusso, che satura la prima metà di questo cinquantennio ma ha radici lontanissime. Nella memoria di ingegneri ed economisti, di politici e capitani di industria, sembrano essere rimaste soprattutto le tipologie di opere antiche, quelle elaborate a partire dal ‘700 nel crogiolo dalla prima industrializzazione, all’epoca in cui per prima è stata concettualizzata la società “dei flussi”. Nella filosofia mercantilista, che sta alla base del pensiero sulle infrastrutture, il fine è lo sviluppo del commercio e delle opere private, l’espansione degli scambi che è l’antidoto naturale alla frammentazione locale e al disequilibrio nella distribuzione dei fattori di crescita economica (risorse naturale, lavoro, capitale, ecc.) (Mattelart 1994). E’ allora che si sviluppa il repertorio delle opere che l’ingegnere finalizza all’unificazione fisica del territorio, e quindi dello stato. La fenomenologia di queste opere è retta da un’idea dei flussi materiali di masse e merci instradate in appositi condotti: strade ferrate, canali, trafori, stazioni, ecc. Si inventa uno spazio che prima non c’era, ignaro dei territori che attraversa, alla stregua del nuovo stato che ingloba gli staterelli feudali. E’ l’epoca della Cassa per il Mezzogiorno, dei programmi autostradali, dell’elettrificazione ma anche del completamento delle opere che il Fascismo aveva lasciato incompiute: le bonifiche, la ri-organizzazione dell’agricoltura, l’avvio dello sviluppo edilizio e delle aree industriali.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">La terza ed ultima considerazione riguarda la dimensione politica delle opere. Se pure la nozione di grande opera nasconde un garbuglio concettuale, non va celato che svolge comunque una funzione precisa nella storia politica repubblicana: è il tema inverso e simmetrico del fabbisogno, quel calcolo tecnico dei bisogni &#8211; inevitabilmente destinato a tradursi in standard di dotazione e parametri quantitativi &#8211; che ha incantonato rapidamente l’”immaginazione urbanistica” e ha frustrato l’ambizione delle leadership a gestire le strategie urbane. In questo chiasmo logico, il campo infrastrutturale si associa a un dominio quantificabile e valutabile in cui una ricca dotazione di opere è sinonimo di sviluppo; e quello delle grandi opere al regno della volizione in cui un grande progetto genera uno “shock” di cui la città beneficia sia pure in modo non sempre misurabile. Queste due rappresentazioni sottostanno ai due periodi in cui è possibile dividere il cinquantennio trascorso. Una storia che ha però prodotto scarsi risultati nei due casi: un mediocre soddisfacimento dei bisogni di base, e poca progettualità di grande respiro.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">Nel periodo del boom economico, l’Italia segue il percorso svolto due secoli prima dai primi stati moderni cercando di recuperare il distacco. L’elenco delle opere di questo primo periodo è variegato (come insegna il dibattito sulle infrastrutture: Bellicini 1996) e probabilmente difficile da circoscrivere: è vaga la tipologia delle opere; le realizzazioni riguardano pressoché tutti i settori; ma soprattutto, l’elenco è progressivamente superato dall’evoluzione tecnologica che introduce nuove voci (come il telefono e le telecomunicazioni, sui quali è talvolta più facile recuperare il ritardo accumulato su tecnologie più hard, ecc.); infine, nessun censimento è esclusivo, perché le tecnologie (vedi il caso delle poste) e la gestione (vedi il caso dell’energia elettrica) possono sconvolgere un intero settore in pochi anni, in particolare per quel che attiene al ruolo pubblico. Senza dubbio un paese ferito dalla guerra e della arretratezza richiedeva interventi di prima necessità. Ma probabilmente la metafora costruttiva va estesa per sottolineare la natura originale del tipo di sforzo infrastrutturale che si veniva realizzando. Le opere proposte ed eseguite durante i due primi decenni postbellici implicano infatti una funzione radicalmente costruttiva, sono dei veri e propri progetti in grande scala: non solo nel senso ovvio, dell’edilizia e della costruzione materiale di edifici, ma soprattutto nel senso della trasformazione e conformazione del territorio. L’intervento nel Mezzogiorno aveva alla radice quest’aspirazione comprensiva, con il gergo dell’unione europea si direbbe oggi un progetto ‘integrato’. E se si inventa il territorio, se cioè lo stato inventa argini, canalizzazioni, vie d’acqua o sterrate, nonché valore fondiario incorporato nel suolo, è per delle finalità che devono essere universali, pubbliche e di chiara utilità, tali cioè da garantire vantaggi esponenziali, una “moltiplicazione” &#8211; che deve essere cospicua per essere a prova di conflitto &#8211; dei vantaggi privati e collettivi, un aspetto quest’ultimo che non manca di sollecitare nel circuito politico la prospettiva di vantaggi indiretti non sempre attinenti alla motivazione prima dell’opera.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">Il saldo di questo prima fase non è del tutto confortante. Il quadro empirico di quanto è stato fatto, quali logiche l’hanno guidato, quali percorsi sono stati seguiti non è stato interamente ricostruito. Ma quando qualcuno si è preso la briga di fare i conti, è stata accertata una grande e sostanziale carenza nei confronti dei paesi più avanzati, in particolare nelle reti tecnologiche (comunicazioni, energia, acqua) e nei trasporti (tab. 1). La lentezza obbligata delle realizzazioni infrastrutturali fa sì che il recupero dei ritardi sia lento, e che i risultati del grande sforzo intrapreso negli anni Cinquanta divenga percepibile solo molto dopo; e comunque il tendenziale recupero di posizioni nei confronti della media europea non altera il dualismo territoriale Nord Sud (tab. 2: i dati più recenti sembrano confermare questi trend). Anche se recentemente il divario sembra ridursi, restano però le forti penalizzazioni nelle regioni meridionali (Di Palma, 1990). Ma soprattutto si è verificato un cambiamento qualitativo. Nel gioco politico, è stato dato il via ad uno slittamento perverso del significato stesso di opera pubblica (Collidà 1990): inizialmente giustificata perché di pubblica utilità, è divenuta in seguito portatrice di sviluppo ancorché non di rado i benefici apparissero oscuri e la ragione stessa delle proposte si esaurisse nell’attesa di finanziamenti, finanziamenti che talvolta sono risultati superflui o addirittura controproducenti rispetto ad un efficace sviluppo economico.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">tab. 1</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">Livello di dotazione di infrastrutture produttive nei paesi Cee 1985</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="2" width="412">
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10"></td>
<td width="53">
<p align="right">Trasporti</p>
</td>
<td width="57">
<p align="right">Comunicazioni</p>
</td>
<td width="49">
<p align="right">Energia</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">Istruzione</p>
</td>
<td width="53">
<p align="center">Nel 			complesso</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Germania</td>
<td width="53">
<p align="right">163,1</p>
</td>
<td width="57">
<p align="right">124,4</p>
</td>
<td width="49">
<p align="right">92,6</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">134,3</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">126,0</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Francia</td>
<td width="53">
<p align="right">119,0</p>
</td>
<td width="57">
<p align="right">123,1</p>
</td>
<td width="49">
<p align="right">180,8</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">94,9</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">126,3</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Italia</td>
<td width="53">
<p align="right">105,1</p>
</td>
<td width="57">
<p align="right">70,2</p>
</td>
<td width="49">
<p align="right">80,4</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">104,8</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">88,8</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Gran 			Bretagna</td>
<td width="53">
<p align="right">152,0</p>
</td>
<td width="57">
<p align="right">103,1</p>
</td>
<td width="49">
<p align="right">109,2</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">81,2</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">108,6</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">estratto da Di Palma et al. 1990</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">tab. 2</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">Dotazione di infrastrutture (trasporti, comunicazioni, energia e istruzione)</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="2" width="241">
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10"></td>
<td width="53">
<p align="right">1970</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">1985</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Nord</td>
<td width="53">
<p align="right">117,4</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">114,4</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Centro</td>
<td width="53">
<p align="right">94,1</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">95,2</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Sud</td>
<td width="53">
<p align="right">65,3</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">65,5</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Italia</td>
<td width="53">
<p align="right">100</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">100</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="124" height="10">Italia 			su media Cee pari a 100</td>
<td width="53">
<p align="right">53,6</p>
</td>
<td width="53">
<p align="right">88,8</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">Elaborazioni su Di Palma et al. 1990</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">Se l’impegno infrastrutturale caratterizza la prima metà del dopoguerra, nella seconda, le grandi opere sono soprattutto opere urbane. Ma se la definizione di infrastruttura è ambigua, a maggior ragione è rischiosa quella delle grandi opere urbane. Una grande opera non coincide quasi mai con una singola infrastruttura, e nemmeno con un complesso nodo di infrastrutture e attrezzature; alla fine degli anni Ottanta il termine di fatto indica un complesso progetto di trasformazione urbana (come si verifica nel censimento in Indovina, a cura di, 1990). Addirittura, in alcuni casi, il criterio che costituisce le grandi opere come un campo di osservazione distinto non è il contenuto ma il perimetro, il fatto cioè che si rivolgano ad una parte di città (è il caso frequente delle aree dismesse). Nei grandi progetti urbani si cerca di riproporre – in un contesto mutato- i due effetti positivi che erano attesi dalle grandi infrastrutture nell’epoca precedente: la conformazione del contesto, e la moltiplicazione dei benefici. In diverse occasioni è stato fatto notare che l’assetto territoriale odierno ricorda la libertà d’associazione a più riprese rivendicata dalle arti del novecento contro la tradizione e i moduli progettuali. La rinuncia all’uso di repertori scrive nuovi panorami urbani per successione di episodi liberi l’uno dall’altro. La funzione d’innovazione si precisa in relazione al contesto, ai “materiali” esistenti e già disposti al territorio. Quest’idea delle pratiche costruttive come un’“arte di fare” decentrata sollecita una nuova ambizione: la grande opera rappresenta allora nell’immaginario politico e culturale -nella filosofia del progetto urbano in auge negli anni Ottanta- il corto circuito utile a condensare l’amalgama disperso dei materiali eterogenei del territorio, come testimoniato dai concorsi del Lingotto di Torino del 1983, della Bicocca di Milano del 1985, della Tiburtina di Roma del 1996. Le tipologie diverse nelle due metà di questo cinquantennio sembrano giustificate sia dal progressivo diradamento dell’impegno infrastrutturale, che dall’emergere di una problematica urbana, che non sempre però riesce a tradursi in realizzazioni. Nel frattempo, si completano o si esauriscono i programmi delle grandi reti tecnologiche (gas, energia, alta velocità…) di solito indifferenti alle ricadute territoriali. A partire dagli anni Ottanta, dunque, la richiesta di adeguare le città ai nuovi requisiti dell’economia globale è passata in modo preferenziale per la domanda di operazioni che configurano un uso “intensivo” di parti della città stessa (Indovina 1990): operazioni cioè che hanno concentrato e centralizzato, o meglio, ri- concentrato e ri-centralizzato secondo moduli innovativi le funzioni canoniche di comando dei vasti territori sorti dalla dispersione insediativa e diffusione produttiva degli anni Settanta. I grandi progetti -che in linea di principio sono possibili su qualsiasi settore (e all’estero sembrano privilegiare le attrezzature di prestigio e le grandi infrastrutture)- appaiono più frequenti in questo periodo in due ambiti: nel settore terzario-direzionale, e in quello latamente riconducibile all’industria culturale.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">Nel passaggio appena descritto matura una nuova consapevolezza che consente di evidenziare alcuni caratteri più specifici delle opere urbane, in particolare due modalità di innovazione. Da un lato, l’esigenza delle “grandi” opere viene fatta dipendere dalla configurazione delle gerarchie territoriali, e pertanto aumenta la pressione dei gruppi che cercano di capitalizzare le nuove geografie economiche, fondiarie e funzionali. La veste “scientifica” di questa analisi è la definizione di città “come economia del movimento”, un dispositivo cioè che distribuisce nello spazio i flussi di persone e condiziona pertanto le economie esterne (Hillier 1996), in particolare le funzioni associate alla presenza di pubblico (principalmente il commercio). Dall’altro, i grandi eventi frequenti nelle città generano una domanda di opere che il sistema politico locale tende ad interpretare come un’occasione per accelerare lo sviluppo urbano; per analogia, potremmo definire gli eventi i dispositivi che distribuiscono nel tempo il “movimento” di grandi folle, e determinano pertanto economie di scala (Cremaschi e Piccinato 1998). Nella capitale, per esempio, questo cinquantennio è un rosario di eventi che generano episodi urbani: la mancata esposizione universale (del 1942, ma verrà realizzata nel dopoguerra), le olimpiadi (1960), il mondiale di calcio del 1990 e il Giubileo del 2000. Tutte occasioni che lasciano un’eredità complessivamente cospicua, ancorché descrescente in termini fisici ed esemplari: il distretto direzionale dell’Eur è tuttora imponente e regge il confronto con i più importanti business district europei; il villaggio olimpico e le attrezzature sportive al Flaminio sono in povere condizioni ma hanno dato un contributo virtuoso alla città; gli stadi, le stazioni, e le attrezzature fantasma di Italia ’90 e lo scarso programma di opere giubilare rischiano invece l’autoreferenzialità, di mancare quel ruolo moltiplicativo e conformativo che è nella genetica delle grandi opere.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">Alla fine del cinquantennio, l’orizzonte temporale e la rilevanza territoriale delle grandi opere sembra restringersi. Le denuncie delle parti sociali e imprenditoriali si fanno più numerose nel corso degli anni Novanta e maggiormente consapevoli delle poste strategiche in gioco. La dottrina della compatibilità di bilancio applicata dal ’93 e le normative europee costringono a una revisione delle regole implicite ed esplicite. Non senza travaglio, si cercano nuove regole e regimi più trasparenti. Un nuovo assetto del sistema degli appalti nasce da un duro confronto con le parti sociali conflitto e da una lunga mediazione parlamentare (il primo disegno di legge quadro predisposto dall’on. Merloni è del 1992; il testo della cosiddetta Merloni-Ter è stato approvato in via definita nel novembre 1998, sei anni dopo). Manca invece un atto di programmazione che metta ordine tra i diversi elenchi di opere che hanno ritualmente canonizzato la nozione di ritardo senza riuscire a proporre un criterio di selezione e di priorità, se non una vera e propria strategia (Cremaschi 1996). In conclusione, si esce dal secolo senza aver sciolto il dilemma di quale programma e quale combinazione di opere e di infrastrutture siano davvero necessari per i molti territori che compongono il paese. Domanda che sollecita una radicale revisione del paradigma della dote ben più di quanto consentito dalla riflessione sulle opere urbane. A fronte di una domanda crescente di attrezzature che ri-concentrino i flussi non più materiali dei tanti centri in cui si articola il territorio, l’insieme della società si espande grazie alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di organizzazione produttiva. In particolare le nuove tecnologie insidiano il binomio consolidato da più di due secoli tra infrastrutture e territorio; anzi, spezzano quel legame che era costitutivo nel pensiero ingegneristico sopravvissuto al periodo della ricostruzione in Italia. Una varietà di strategie appare possibile, entro il continuum tra un programma di grandi opere (come nei programmi europei o in parte in Ministero 1999), o un grande programma di piccole opere (Secchi 1996). Qualsiasi forma assumerà il processo di programmazione, non potrà però evitare il nodo dell’innovazione in campo infrastrutturale, dove la posta si gioca sulla interconnessione delle infrastrutture esistenti con le occasioni aperte alla competizione urbana: in altre parole, con la capacità d’integrare le esternalità positive che il milieu esplica in un dato momento e di materializzare il ruolo di “catalizzatore” che le città devono svolgere in condizioni di sviluppo sempre più turbolente e veloci (Dematteis 1995).</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-CH" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0pt">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">A. Becchi, “Opere pubbliche”, in Meridiana, 9, 1990</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">L. Benevolo, L’Italia da costruire, un programma per il territorio, Laterza, Roma, 1996</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">M. Di Palma, a cura di, Le infrastrutture a rete, Dotazioni e linee di intervento, Confindustria, Sipi, 1990</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">B. Bracalente, M. Di Palma, C. Mazziotta, “Le infrastrutture ‘minori’”, in G. Fuà, a cura di, Orientamenti per la politica del territorio, il Mulino, Bologna, 1991</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">A. Clementi, a cura di, Infrastrutture e piani urbanistici, Palombi, Roma 1996</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">M. Cremaschi e G. Piccinato, a cura di , Città e grandi eventi, Urbanistica Dossier 18, 1998</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">M. Cremaschi, “Domanda e fabbisogno, si riparte da zero”, in A. Clementi, 1996</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">G. Dematteis, Progetto implicito, Angeli 1995</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">B. Hillier, “City as movement economies”, in Space is the machine, Cambridge UP, 1996</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">F. Indovina, La città di fine millenio, Angeli, Milano, 1990</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 6pt" align="justify">A. Mattelart, L’invenzione della comunicazione, Saggiatore, Milano, 1994</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">Ministero del Bilancio e della Programmazione, Orientamenti per il programma di sviluppo del Mezzogiorno 2000-2006, Roma, 1999</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">B. Secchi, “Un’interpretazione delle fasi più recenti dello sviluppo italiano”, in Clementi 1996</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify">M. Venturi, Grandi eventi, la festivalizzazione delle politiche urbane, Il Cardo, Venezia 1994</p>
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