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	<title>Trame urbane/Urban Plots &#187; Descrizioni geografiche</title>
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	<description>Come cambiano città e politiche? How do cities and policies change? spunti dalla ricerca di Marco Cremaschi</description>
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		<title>Piattaforme territoriali e scenari abitativi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 16:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche della casa e dell'abitare]]></category>
		<category><![CDATA[Casa e abitare]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizioni geografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sintesi SIU Miitt</p>
“Piattaforme territoriali e scenari abitativi”, in A. Clementi, a cura di, 
Reti e territori al futuro. materiali per una visione, 
Roma, Società italiana degli urbanisti, 
rapporto per Dicoter, Ministero delle Infrastrutture, 2007.
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">In questa nota si riassumono alcune considerazioni sulla dimensione territoriale della questione abitativa, più ampiamente esposte negli allegati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/SintestiSIUMiitt.pdf">Sintesi SIU Miitt</a></p>
<address>“Piattaforme territoriali e scenari abitativi”, in A. Clementi, a cura di, </address>
<address>Reti e territori al futuro. materiali per una visione, </address>
<address>Roma, Società italiana degli urbanisti, </address>
<address>rapporto per Dicoter, Ministero delle Infrastrutture, 2007.</address>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">In questa nota si riassumono alcune considerazioni sulla dimensione territoriale della questione abitativa, più ampiamente esposte negli allegati <span style="font-size: x-small">(</span><sup><em><span style="font-size: x-small"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><a class="sdfootnoteanc" name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></span></em></sup><span style="font-size: x-small">)</span> che contengono altre informazioni, in parte diverse, ma complementari a quanto segue.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;text-align: left" lang="it-IT"><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Cremaschi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-218" src="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Cremaschi-212x300.jpg" alt="Scenari abitativi per l'Italia" width="212" height="300" /></a>Come è noto, la recente diffusione abitativa al di fuori dei confini delle maggiori aree metropolitane ha portato a combinazioni insediative molto differenti nelle diverse ripartizioni territoriali del paese.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">Scopo di questo lavoro è porre a confronto la nuova geografia metropolitana dei sistemi abitativi con le dinamiche ‘disgiunte’ del settore edilizio e delle abitazioni. Le pagine che seguono cercano infatti di descrivere gli scenari abitativi, integrando nella misura del possibile le riflessioni sulla articolazione territoriale, le dinamiche della residenza e la variazione degli occupati.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">Le principali osservazioni sono le seguenti:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">forse 	non è più possibile parlare di un sistema abitativo 	unitario, per la radicale disgiunzione tra politiche, pratiche 	d’uso, investimenti finanziari, ambiti che spesso procedono 	ciascun per conto proprio;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">la 	dispersione abitativa e l’organizzazione di regione urbane vaste 	sono i binari su cui si modellano situazioni abitative differenti;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">ne sono 	esempi la rivalutazione finanziaria degli immobili nelle città 	centrali, l’intensa espansione delle corone metropolitane, la 	perdurante scarsità di alloggio sia pur in ambiti 	territoriali limitati, il declino di vaste aree del sud e di prima 	industrializzazione;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">le 	piattaforme territoriali risultano miste, dal punto di vista delle 	condizioni abitative; in particolare, sono compresenti ambiti urbani 	e territori produttivi diversi anche per il modo di regolazione dei 	mercati abitativi, ma interdipendenti per dinamiche più 	generali; tale situazione differenziata non dispone però di 	programmi e misure adeguate (del tipo programmi sovracomunali per la 	casa, come già avviene in altri paesi);</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt" lang="it-IT" align="justify">si 	aprono allora degli scenari dove la crescita dei territori è 	limitata dalle diverse situazioni problematiche riscontrate dal 	punto di vista abitativo (di costo, di surriscaldamento, di 	scarsità), che introducono anche rigidità sul mercato 	del lavoro e usurano, nel lungo periodo, il grado di coesione 	sociale.</p>
</li>
</ul>
<div id="sdfootnote1">
<p style="margin-bottom: 0pt" align="justify"><a class="sdfootnotesym" name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc"></a></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<address><span lang="it-IT"><span style="font-size: x-small">Sintesi del lavoro condotto dall’autore con A. P. Di 	Risio, G. Longo e di S. Lucciarini per la ricerca Siu Miit 2007. </span></span></address>
<address> </address>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Politiche, città, innovazione. Programmi regionali
tra retoriche e cambiamento</title>
		<link>http://cremaschi.dipsu.it/scenari-e-trasformazioni-territoriali/politiche-citta-innovazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 11:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scenari e trasformazioni territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea: politiche territoriali e sviluppo delle città]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizioni geografiche]]></category>
		<category><![CDATA[politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Territorializzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 100%" lang="en-GB" align="justify">Politiche, 	città e innovazione. Programmi regionali tra retoriche e 	cambiamento, a cura di, Roma, 	Donzelli, 2009</p>
<p>A cavallo dello scorso decennio, le politiche pubbliche territoriali  delle regioni hanno affrontato una sfida politica e cuturale in parte  proveniente dall&#8217;esterno, in parte dovuta alla maturazione di  sperimentazioni precedenti.</p>
<p>copertina donzelli</p>
<p>In questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 100%" lang="en-GB" align="justify"><a href="http://www.donzelli.it/"><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"><span lang="it-IT"><span style="font-size: x-small"><span style="color: #000000"><em>Politiche, 	città e innovazione. Programmi regionali tra retoriche e 	cambiamento, </em><span style="font-style: normal">a cura di, Roma, 	Donzelli, 2009</span></span></span></span></span></span></a></p>
<p><!-- 		@page { size: 595.3pt 841.9pt; margin: 56.7pt } 		P { margin-bottom: 6pt } -->A cavallo dello scorso decennio, le politiche pubbliche territoriali  delle regioni hanno affrontato una sfida politica e cuturale in parte  proveniente dall&#8217;esterno, in parte dovuta alla maturazione di  sperimentazioni precedenti.</p>
<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/copetina-donzelli.doc">copertina donzelli</a></p>
<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/copetina-donzelli.doc"></a>In questi anni sono cambiati sia le tendenze globali che i riferimenti  macroeconomici; e di conseguenza, i presupposti dei programmi che erano  stati elaborati all&#8217;inizio del secolo sono rapidamente invecchiati. Più  in generale, sono venuti meno i presupposti «cognitivi» delle politiche,  i convincimenti, le aspettative, le descrizioni pertinenti sui quali  riposavano obiettivi e programmi. Le trasformazioni sono state così  profonde, che perfino le rappresentazioni organizzative e geografiche  dei territori regionali hanno perso l&#8217;antica spinta propulsiva: le pur  radicate metafore del distretto, della città fabbrica, della campagna  urbanizzata, risultano oggi inoperose.</p>
<p>Al tempo stesso, la scorsa stagione di programmazione ha avviato  sperimentazioni promettenti; sono stati messi in atto dispositivi di  integrazione tra settori diversi; la territorializzazione delle  politiche è stata messa quasi dappertutto in agenda; la progressiva  attuazione delle misure ha posto la mano e parzialmente corretto le  indicazioni di programma.</p>
<p>Come hanno dunque reagito le regioni, come sono evoluti i programmi  territoriali in Italia in questo nuovo decennio? Sebbene sia ancora  presto per valutare gli esiti materiali, si possono misurare almeno gli  «slittamenti» nelle rappresentazioni programmatiche. Questo volume  esamina dunque come il territorio sia stato assunto e tematizzato nel  discorso delle politiche, in particolare nei programmi predisposti per  le città e l’innovazione tecnologica; e ne verifica la consistenza e  stabilità nei discorsi programmatici, nonchè la coerenza con l&#8217;obiettivo  espresso della competitività. Un approccio discorsivo che puo&#8217; disegnare  solo in parte scenari alternativi; ma che consente di individuare  problemi e priorità del ciclo di programmazione in corso.</p>
<p>La prima parte argomenta l&#8217;esaurimento delle tradizionali visioni dello  sviluppo e dei modi di territorializzarlo, e una serie di spunti  critici. Uno di questi riguarda le città e le aree metropolitane, che  vengono esaminate in una specie di «atlante» tematico elaborato sui dati  censuari comunali. La forma, struttura e peculiarità dell’armatura  metropolitana influenzano le decisioni di politica urbana e di  innovazione. Da questi due punti di vista vengono offerti degli  approfondimenti critici, e una serrata revisione delle premesse  concettuali e degli esiti operativi.</p>
<p>La seconda parte del volume contiene i quattro casi studio relativi a  regioni del Centro-nord (Piemonte, Veneto, Toscana e Lazio). A valle di  un medesimo quadro ispirativo e di regole operative uniformi, gli  elementi cruciali della programmazione nei quattro casi (perimetri,  priorità, concentrazione, integrazione, innovazione) sono risultati  ampiamente differenziati e, soprattutto, sono evoluti in modo diverso.</p>
<p>Oggi, la transizione insediativa e produttiva delle regioni sembrerebbe  richiedere un’ulteriore revisione delle immagini guida. Il tema del  Piemonte non è più la difesa o il superamento della Fiat, come non è più  la difesa o il superamento del distretto il tema del Veneto o della  Toscana.</p>
<p>La ricerca segnala che non sono ancora disponibili scenari territoriali  adeguati alla nuove condizioni di programmazione. Sono pero&#8217; piu&#8217; chiari  i requisiti. Servono rappresentazioni territoriali sufficientemente  pertinenti per dare un quadro d&#8217;ancoraggio alle scelte; e, al tempo  stesso, selettive quanto basta per non disperdere gli investimenti.  Ancora molto resta da fare. Le esperienze di territorializzazione sono  state limitate; e anche l&#8217;integrazione degli interventi ha incontrato  dei limiti. Ma per altri versi, le esperienze esaminate dai saggi  compresi nel volume sono positive. Il riconoscimento delle differenze e  la mobilitazione dei territori siano divenuti un patrimonio comune,  possono essere considerati un lascito durevole dell’epoca appena trascorsa.</p>
<address>Marco Cremaschi insegna Politiche urbane presso il Dipartimento di Studi  urbani dell’Università degli Studi Roma Tre. E’ autore, tra l’altro, di <em>L’Europa delle città. Accessibilità, partnership e policentrismo nelle  politiche comunitarie per il territorio</em> (Firenze 2005); e di <em>Tracce di  quartiere, il legame sociale nella città che cambia </em>(a cura di, Milano  2008).</address>
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		<title>Atlante e scenari del Lazio metropolitano</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 15:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scenari e trasformazioni territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizioni geografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo territoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Atlante e scenari del Lazio metropolitano</p>
<p>Questo Atlante raffigura, attraverso mappe, carte tematiche, schemi interpretativi e testi, lo stato del Lazio in una particolare congiuntura: il culmine del processo metropolitano che porta all’estremola riorganizzazione delle relazioni tra parti di territorio e attività e, forse per la prima volta, giunge a insidiare la tradizionale prevalenza della capitale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/atlante-18-marzo.pdf">Atlante e scenari del Lazio metropolitano</a></p>
<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Titanen_Atlas_Nordisk_familjebok.png"><img class="alignright size-medium wp-image-104" src="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Titanen_Atlas_Nordisk_familjebok-146x300.png" alt="Titanen_Atlas,_Nordisk_familjebok" width="146" height="300" /></a>Questo Atlante raffigura, attraverso mappe, carte tematiche, schemi interpretativi e testi, lo stato del Lazio in una particolare congiuntura: il culmine del processo metropolitano che porta all’estremola riorganizzazione delle relazioni tra parti di territorio e attività e, forse per la prima volta, giunge a insidiare la tradizionale prevalenza della capitale rispetto agli altri ambiti territoriali. Un Lazio metropolitano, dunque? Da un certo punto di vista, sicuramente sì, perché la diffusione metropolitana ha investito tutta la regione, alterando definitivamente i rapporti tra città e campagna, tra capitale e provincia, tra centri maggiori e minori. Certo, oggi ha senso parlare del Lazio come di uno spazio denso di relazioni, che uniscono la capitale e il resto della regione più di quanto non li dividano.</p>
<p><span id="more-102"></span>Inoltre, l’Atlante indica alcuni scenari di trasformazione dell’organizzazione territoriale. Gli scenari sono costruiti incrociando i diversi materiali di studio raccolti in precedenza: sovrapponendo le stratificazioni ambientali, gli schemi di assetto geografico, le dinamiche socio-economiche, si ottiene una griglia di possibilità dentro le quali si configurano insiemi di ptenziali politiche.</p>
<p>L’Atlante esplora così il gioco delle “immagini interpretative” dal punto di vista dei molti aspetti che le preoccupazioni territoriali, ambientali e paesaggistiche mettono in gioco; e cerca di leggerne i nessi con le azioni politiche, attuali e potenziali. Uno sforzo che pare comunque utile a sollecitare una ripresa della discontinua attenzione che questa regione presta alle trasformazioni del suo territorio.</p>
<p>A questo scopo, l’Atlante non compie operazioni definitive. Più che suggerire analisi conclusive, si presenta come un più modesto strumento di lavoro, e offre un compendio di carte (frutto di analisi elaborate in varie occasioni) e di schemi interpretativi.</p>
<p>Il lavoro offre materiale di riflessione su tre linee:</p>
<p>- la rappresentazione delle maggiori componenti del paesaggio e del sistema insediativo a scala regionale, nonché dell’urbanizzato e delle forme degli insediamenti, ricostruita dal confronto tra fonti cartografiche e documentarie diverse (tra cui soprattutto la carta tecnica regionale) ;</p>
<p>- l’analisi delle fonti statistiche censuarie, in particolare del censimento del 2001 ma non solo, allo scopo di elaborare una “geografia” sociale dei comuni del Lazio (l’ipotesi è che l’incrocio dei “paesaggi” sociali così risultanti con la morfologia insediativa consente considerazioni più approfondite sui sistemi insediativi locali);</p>
<p>- l’analisi critica, infine, dei documenti di piano, finalizzata a identificare gli orientamenti delle politiche territoriali promosse da soggetti diversi alle appropriate scale territoriali.</p>
<address>Questa pubblicazione ha origine dal rapporto predisposto a fine 2007 su sollecitazione del  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso il DiCoTer, nella fase di costruzione ed elaborazione del Quadro Strategico Nazionale per la nuova programmazione dei fondi strutturali 2007-2013. In questo quadro, il Ministero delle Infrastrutture aveva sviluppato un proprio contributo al fine di rafforzare la dimensione territoriale delle politiche di sviluppo e coesione. Il rapporto da cui ha origine questo Atlante è stato frutto della collaborazione che il dipartimento Territorio (Direzione Regionale Territorio ed Urbanistica) della Regione Lazio ha avviato con il Dipartimento di Studi Urbani dell’ Università Roma Tre, e con la Fondazione Censis (Centro Studi Investimenti Sociali).</address>
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		<title>Scenari abitativi per Jesi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche della casa e dell'abitare]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Casa e abitare]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizioni geografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca applicata/Rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo territoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Scenari abitativi per Jesi 2005</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify">Il dimensionamento del piano di Jesi non dipende esclusivamente da un calcolo, ma da una valutazione politica dello scenario evolutivo congruente al comune. Questa scelta si sorregge però su una valutazione attenta dei processi in corso e degli obiettivi da perseguire.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify">Questa relazione espone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Scenari-edilizia-per-Jesi-2005.pdf">Scenari abitativi per Jesi 2005</a></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Tipologia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-90" src="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Tipologia-200x150.jpg" alt="Tipologia comuni" width="200" height="150" /></a>Il dimensionamento del piano di Jesi non dipende esclusivamente da un calcolo, ma da una valutazione politica dello scenario evolutivo congruente al comune. Questa scelta si sorregge però su una valutazione attenta dei processi in corso e degli obiettivi da perseguire.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span id="more-85"></span>Questa relazione espone quindi gli elementi utili a procedere ad una analisi sistematica e rigorosa dei fenomeni osservati, degli indicatori disponibili, degli scenari possibili. L’analisi qui condotta tiene naturalmente conto delle prime elaborazioni del ‘piano idea’, del piano strategico, nonché delle analisi e degli indicazioni raccolte negli incontri preparatori.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify">Inoltre, in questa riflessione vengono prese in esame le alternative possibili per le politiche pubbliche del comune, con particolare riguardo alla edilizia sociale. Da questo punto di vista, una particolare attenzione andrà posta al comportamento dei soggetti del mercato, della promozione e della produzione edilizia in particolare. Un ruolo significativo va inoltre attribuito agli attori presenti nella mediazione tra domanda e offerta, in particolare a quelli attivi nei confronti della domanda debole. I principali risultati sono i seguenti:</p>
<ul>
<li>la 	consistenza abitativa del comune e dell’area di Jesi è 	robusta e –sulla carta- più che adeguata ai fabbisogni 	esistenti e futuri dell’area;</li>
</ul>
<ul>
<li>la 	spiegazione delle consistenti variazioni edilizie e tensioni 	abitative si spiega soprattutto per la presente di sub mercati (alta 	gamma, turismo, investimento&#8230;) retti da logiche patrimoniali e 	finanziarie quasi indipendenti;</li>
<li>le 	dinamiche demografiche conducono ad una crescente dispersione 	abitativa nel bacino comprensoriale, favorite anche dalla ricerca di 	modelli abitativi suburbani;</li>
<li>una 	serie di condizioni normative, fiscali e finanziarie e rende 	difficile l’affitto o l’uso del patrimonio edilizio;</li>
<li>la 	riduzione netta dell’Edilizia residenziale pubblica lascia 	scoperta la domanda non solvibile che non può comunque 	trovare accesso al patrimonio disponibile.</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify">Difficilmente in questo contesto un incremento della produzione edilizia può risolvere tutti i problemi legati all’uso, all’accesso, alla mobilità abitativa. D’altra parte, neanche le tradizionali politiche pubbliche della casa, che dipendono da un quadro nazionale piuttosto incerto, sembrano riproponibili nel breve periodo. Sembra, in definitiva, necessario procedere alla sperimentazione di interventi innovativi su diversi aspetti di promozione, mediazione e uso del patrimonio esistente e nuovo.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden;width: 1px;height: 1px">
<p>nico di Milano 	 	 	 	 	 	 	 	&lt;!&#8211; 		@page { size: 595.3pt 841.9pt; margin: 56.7pt } 		P { margin-bottom: 6pt } 	&#8211;&gt;</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify">Il dimensionamento del piano di Jesi non dipende esclusivamente da un calcolo, ma da una valutazione politica dello scenario <span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">evolutivo congruente al comune. Questa scelta si sorregge però su una valutazione attenta dei processi in corso e degli obiettivi da perseguire. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">Questa relazione espone quindi gli elementi utili a procedere ad una analisi sistematica e rigorosa dei fenomeni osservati, degli indicatori disponibili, degli scenari possibili. L’analisi qui condotta tiene naturalmente conto delle prime elaborazioni del ‘piano idea’, del piano strategico, nonché delle analisi e degli indicazioni raccolte negli incontri preparatori.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">Inoltre, in questa riflessione vengono prese in esame le alternative possibili per le politiche pubbliche del comune, con particolare riguardo alla edilizia sociale. Da questo punto di vista, una particolare attenzione andrà posta al comportamento dei soggetti del mercato, della promozione e della produzione edilizia in particolare. Un ruolo significativo va inoltre attribuito agli attori presenti nella mediazione tra domanda e offerta, in particolare a quelli attivi nei confronti della domanda debole. I principali risultati sono i seguenti:</span></span></p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">la 	consistenza abitativa del comune e dell’area di Jesi è 	robusta e –sulla carta- più che adeguata ai fabbisogni 	esistenti e futuri dell’area;</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">la 	spiegazione delle consistenti variazioni edilizie e tensioni 	abitative si spiega soprattutto per la presente di sub mercati (alta 	gamma, turismo, investimento&#8230;) retti da logiche patrimoniali e 	finanziarie quasi indipendenti;</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">le 	dinamiche demografiche conducono ad una crescente dispersione 	abitativa nel bacino comprensoriale, favorite anche dalla ricerca di 	modelli abitativi suburbani;</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">una 	serie di condizioni normative, fiscali e finanziarie e rende 	difficile l’affitto o l’uso del patrimonio edilizio;</span></span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">la 	riduzione netta dell’Edilizia residenziale pubblica lascia 	scoperta la domanda non solvibile che non può comunque 	trovare accesso al patrimonio disponibile.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0pt;line-height: 14pt" align="justify"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: x-small">Difficilmente in questo contesto un incremento della produzione edilizia può risolvere tutti i problemi legati all’uso, all’accesso, alla mobilità abitativa. D’altra parte, neanche le tradizionali politiche pubbliche della casa, che dipendono da un quadro nazionale piuttosto incerto, sembrano riproponibili nel breve periodo. Sembra, in definitiva, necessario procedere alla sperimentazione di interventi innovativi su diversi aspetti di promozione, mediazione e uso del patrimonio esistente e nuovo.</span></span></p>
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		<title>Pittsburgh</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 09:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nuova questione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizioni geografiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L’occasione di celebrare la cultura italiana insieme alla comunità universitaria di Pittsburgh mi ha suggerito l’idea di presentare una riflessione a metà strada tra il personale e l’accademico.
Più che le differenze tra Roma, la mia città, e Pittsburgh –che sono numerose- voglio parlarvi di come si impara ad apprezzare queste differenze. Quindi oggi vi parlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’occasione di celebrare la cultura italiana insieme alla comunità universitaria di Pittsburgh mi ha suggerito l’idea di presentare una riflessione a metà strada tra il personale e l’accademico.<br />
Più che le differenze tra Roma, la mia città, e Pittsburgh –che sono numerose- voglio parlarvi di come si impara ad apprezzare queste differenze. Quindi oggi vi parlo non di Roma, e tantomeno di città morte da secoli; vi parlo invece delle vostra città, per come sto imparando a conoscerla in questi giorni.</p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;color: #000000;font-size: x-small"> </span></p>
<p><a href="http://www.urbanisticatre.uniroma3.it/pagina_rivista/">Nota di viaggio su Pittsburgh</a></p>
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