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	<title>Trame urbane/Urban Plots &#187; creativita&#8217;</title>
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	<description>Come cambiano città e politiche? How do cities and policies change? spunti dalla ricerca di Marco Cremaschi</description>
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		<title>Folla</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 16:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[La nuova questione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La civiltà dei superluoghi, catalogo della mostra di Bologna</p>
<p>La &#8220;folla era la città&#8221;, scriveva L. Chevalier dei tempi in cui la densità umana era alta, omogeneamente alta. La folla è un dinosauro concettuale che appartiene all’archeologia della città, con una storia istruttiva, ma esaurita.</p>
<p>L’interesse di fine secolo era diretto ad alcuni aspetti, la folla criminale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.damianieditore.it/catalogue/324"><span style="padding: 0px 5px 0px 0px">La civiltà dei superluoghi, catalogo della mostra di Bologna</span></a></p>
<p>La &#8220;folla era la città&#8221;, scriveva L. Chevalier dei tempi in cui la densità umana era alta, omogeneamente alta. La folla è un dinosauro concettuale che appartiene all’archeologia della città, con una storia istruttiva, ma esaurita.</p>
<p>L’interesse di fine secolo era diretto ad alcuni aspetti, la folla criminale, la suggestionabilità delle masse, che sono oggi diversamente trattati –con presupposti, ambiti e finalità diverse- da rami ormai distinti della ricerca politica e sociale. L’eccezionalità del termine e del periodo era di congiungere storia, psicologia e politica nell’analisi del comportamento sociale.<br />
Oggi i controversi luoghi della città del consumo postmoderno ospitano altre forme di incontri e assembramento. Diremmo oggi, le folle sono condizione della vita associata, un tempo urbana ora planetaria. Ma gli incontri stanno al pubblico come dr. Jekill e mr. Hide: solo negli assembramenti materiali, infatti, il pubblico apprende la ‘simultaneità di emozioni’ che educa alla prossimità.<br />
Alcuni luoghi, per esempio, i grandi boulevard, sono stati –almeno fino all’invenzione dell’auto- dispositivi urbani atti all’incontro: esponevano ceti diversi al reciproco sguardo, graffiando sia pur in superficie la distinzione di classe. Ma lo sviluppo urbano ha rassicurato i timori borghesi, prima svuotando il centro, poi diradando le periferie. Gli incontri in pubblico sono emigrati altrove, nel tempo e nello spazio.</p>
<p><span id="more-142"></span><br />
I ‘superluoghi’ forniscono oggi il sedime per ‘appuntamenti’ sempre più specializzati, dove si celebra la scomparsa della folla ottocentesca e la sua sostituzione con ‘pubblici’ selezionati e specifici. Al tempo stesso, riproducono l’esperienza dell’assembramento che sembrava scomparsa. Trovarsi in un gruppo che condivide un’emozione è raro; si presenta quando assistiamo a eventi (la finale del mondiale, il crollo delle torri, un grande concerto…) che sincronizzano i sentimenti di un pubblico esteso.<br />
Gli operatori commerciali ben avvertiti cercano di riprodurre questi caratteri negli spazi commerciali. Si può osservare la “fearful simmetry” con il processo storico di formazione delle città dal mercato medievale. Invece di generare una città pubblica, una folla e da lì il pubblico; il commercio si riprende il tutto, e privatizza lo spirito urbano.</p>
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		<title>Scena creativa, bricolage e cantiere: tre immagini (più una) della città contemporanea</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 15:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[La pianificazione del liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[creativita']]></category>
		<category><![CDATA[Questione urbana]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left">Scena creativa&#8230; Urbanistica Informazioni 2006</p>
<p>Per chi si occupa di politiche urbane, è successo di incontrare la questione ‘creativa’ è a più riprese nel corso degli ultimi venti anni. Naturalmente, l’accezione di creatività e la connessione con l’aspetto urbano variano in modo sensibile, a seconda delle stagioni e degli interessi. Recentemente, è stato sottolineato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/Scena-creativa-bricolage-e-cantiere-tre-immagini-della-città-contemporanea-Urbanistica-Informazioni-2006.pdf">Scena creativa&#8230; Urbanistica Informazioni 2006</a></p>
<p>Per chi si occupa di politiche urbane, è successo di incontrare la questione ‘creativa’ è a più riprese nel corso degli ultimi venti anni. Naturalmente, l’accezione di creatività e la connessione con l’aspetto urbano variano in modo sensibile, a seconda delle stagioni e degli interessi. Recentemente, è stato sottolineato nelle politiche urbane di diversi paesi europei il richiamo all’innovazione tecnologica, fenomeno urbano per eccellenza. Per esempio, in Francia, il 45% degli impieghi superiori è localizzato nella capitale, il 39% nelle altre 77 aree metropolitane superiori a 100 mila abitanti. In Germania, le politiche nazionali sostengono i poli urbani di “competitività”, associando agglomerazioni produttive e ricerca scientifica. Numerose città europee hanno investito in progetti e strategie ambiziose, da questo punto di vista, cercando di anticipare i cambiamenti e catturare nuove attività. Sarebbe possibile, a questo punto, procedere ricordando l’elenco delle iniziative, delle politiche e delle opere messe in atto dalle città in ricerca e a sostegno della creatività. Piuttosto che rischiare di compilare un elenco di best practices, non di rado ripetitivo o inutilmente virtuoso, è forse più utile cercare degli orientamenti nel cambiamento in corso. Provo allora ad indicare tre scenari -non alternativi tra loro- che descrivono altrettanti modi di coniugare il tema, cercando di evidenziare il ruolo delle città, soprattutto di quelle italiane. Prima, è però necessaria un’avvertenza (e, alla fine, un ulteriore scenario più problematico).</p>
<address>
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<dt><a href="../files/2009/10/8-SLL-addetti-mansioni-superiori.jpg"><img src="../files/2009/10/8-SLL-addetti-mansioni-superiori-212x300.jpg" alt="Addetti alle mansioni superiori nei comuni metropolitani" width="212" height="300" /></a></dt>
<dd>Addetti alle mansioni superiori nei comuni metropolitani</dd>
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		<title>La ville qui apprend</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editore</dc:creator>
				<category><![CDATA[En français]]></category>
		<category><![CDATA[Partnerships, strategie e governance del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[creativita']]></category>
		<category><![CDATA[politiche]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La ville qui apprend</p>
<p style="text-align: left">Il est reconnu habituellement qu’une bonne méthode scientifique permet d’éliminer les théories erronées, mais ne garantit pas de produire des idées neuves. Pourquoi en revanche la ville devrait être créatrice d’idées ? Pourquoi demandons-nous à des situations assez souvent compliquées et vulnérables d’être vecteur de créativité ou tout du moins [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/La-ville-qui-apprend.pdf">La ville qui apprend</a></p>
<p style="text-align: left"><a href="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/9-copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-98 aligncenter" src="http://cremaschi.dipsu.it/files/2009/10/9-copia-400x229.jpg" alt="9 copia" width="400" height="229" /></a>Il est reconnu habituellement qu’une bonne méthode scientifique permet d’éliminer les théories erronées, mais ne garantit pas de produire des idées neuves. Pourquoi en revanche la ville devrait être créatrice d’idées ? Pourquoi demandons-nous à des situations assez souvent compliquées et vulnérables d’être vecteur de créativité ou tout du moins innovation ?<br />
La réponse, c’est que les acteurs de la ville produisent des idées et des projets, n’importe quelle soit la demande politique: mais si la demande politique n’est pas attentif, ou les acteurs faibles, la créativité s’effondre. Cela peut apparaître un paradoxe mais c’est ce que l’on a observé ces dernières années dans la « politique de la ville », mais aussi dans toutes « les politiques pour la ville », les stratégies urbaines, et les démarches de marketing territorial.<br />
Une des raisons principales de ce paradoxe est que l’action publique de l’Etat est moins efficace que prévu ; une seconde raison est que la société civile ne réussit plus à produire par voie naturelle ces « enzymes » capables de réduire les ruptures et les fractures liées à la modernisation; une autre encore est que la capacité de mobilisation antagoniste des groupes sociaux, bien qu’ils soit petits et émiettés, est plus élevée que leur capacité de médiation constructive.
</p>
<p style="text-align: left">27° Rencontre Nationale des Agences d&#8217;Urbanisme: &#8220;Créa Cité &#8211; L&#8217;Innovation urbaine en débat&#8221;, Dunkerque 15-16 novembre 2006.</p>
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